Hashtag e Instagram: qualche consiglio

consigli hashtag instagramPer chi usa Instagram è fondamentale usare bene gli hashtag, perché sono una componente essenziale di ciascun post.

Ecco allora alcuni consigli pratici per usare meglio gli hashtag su Instagram, secondo me: pensati soprattutto per chi non è pratico dello strumento.

1. No post SENZA hashtag

Evitiamo di pubblicare in Instagram un post, e quindi una foto, senza hashtag.
Non è che “tecnicamente” sia sbagliato, però si perde moltissimo in visibilità del post e quindi in interazione con gli altri utenti. Questo, sia che si usi Instagram per divertimento personale, sia (soprattutto) che lo si usi aziendalmente e a fini commerciali.
Analogamente, non ha senso pubblicare post fatti SOLO di hashtag senza altro testo. Diciamo che gli hashtag servono a portare le persone al post, ma poi è il testo del post che “vende”, che “dice qualcosa”, che dovrebbe convincere a fare qualcosa.
Il post giusto è quindi composto sia di testo che di hashtag.

 

2. Quali hashtag uso?

L’obiettivo degli hashtag è di dare visibilità alle immagini e al testo che le accompagna. Sono le parole chiave che voglio associare al post, perché sia trovato dagli altri utenti su Instagram.
Gli hashtag vanno quindi scelti in funzione del contenuto della foto e del testo.
Chiunque può creare un hashtag, non c’è una lista preapprovata o predefinita di hashtag utilizzabili, quindi di volta in volta dovrò pensare quali utilizzare, in funzione di cosa sto pubblicando.
Instagram ci aiuta: mentre scriviamo un post e iniziamo a digitare il “#” seguito dalle prime lettere di una parola, Instagram ci mostra i principali hashtag che iniziano con le lettere inserite, e di ognuno ci dice in quanti post è presente. In questo modo vediamo subito se esiste un hashtag che abbiamo in mente e quando è già stato utilizzato.
Ci sono molte opinioni su come scegliere gli hashtag da utilizzare (per es. qui e qui due articoli interessanti).
Secondo alcuni, non vale la pena inserire hashtag già presenti in milioni di altri post, perché il mio nuovo post andrebbe perso in mezzo ad una miriade di altri.
Secondo altri, usare hashtag troppo poco diffusi (cioè presenti in pochi o pochissimi altri post) è altrettanto inutile, perché probabilmente saranno anche molto poco cercati dagli altri utenti.
Secondo me, ci deve guidare la coerenza: se vedo che #buonnatale è presente in milioni di altri post ed è COERENTE anche con il mio post (perché nel mio post sto facendo gli auguri di Buon Natale) allora lo utilizzo; viceversa, se Instagram mi suggerisce #love tra i primi hashtag più usati al mondo, ma questo non c’entra nulla con il mio post, allora lo evito, non mi serve.
Allo stesso modo, se il mio post parla di perle giapponesi coltivate (invento, non so se esistono?! 🙂 ) ci aggiungerò anche l’hashtag #perlegiapponesicoltivate, anche se magari questo hashtag è utilizzato solamente in 5 altri post in tutto Instagram, perché è di quello che parla il mio post ed è (anche) con quella parola chiave che voglio che sia trovato.
Insomma: coerenza tra hashtag e contenuto di foto e post, + magari un mix un po’ ragionato tra hashtag molto diffusi e altri meno diffusi, potrebbe essere una prima indicazione.
E ricordiamo che:
lo spazio non è ammesso negli hashtag. Quindi se scrivo #perle giapponesi (con lo spazio tra “perle” e “giapponesi”) l’hashtag risulterà essere solo #perle. Perché l’hashtag sia “perle giapponesi” devo scrivere #perlegiapponesi tutto attaccato
gli hashtag non si traducono automaticamente. Scrivere solo #fragole o invece #fragole #strawberries non è la stessa cosa. Se voglio che il mio post sia trovato sia con #fragole che con #strawberries li devo scrivere entrambi.

 

3. Quanti hashtag uso?

In Instagam il limite è di 30 hashtag per ciascun post. Devo usarli tutti? No.
Anche qui ci sono opinioni diverse su quanti hashtag sia più opportuno inserire in ciascun post.
L’infografica che riporto più sotto afferma che 11 è il numero ideale di hashtag per ciascun post, e 5 il numero minimo consigliato. Cercando in rete, secondo alcuni si dovrebbe cercare di arrivare a usare tutti e 30 gli hashtag ammessi, in modo da massimizzare la visibilità dei post.
A me sembra esagerato (ma è la mia opinione personale) inserire 30 hashtag per post: è vero che più hashtag inseriamo nel post più visibilità gli diamo, ma senza l’ansia di arrivare a 30. Aggiungere hashtag che non c’entrano nulla solo per fare numero (e ritorniamo al punto precedente “quali hashtag uso”) secondo me rovina il post e dà una pessima impressione a chi ci legge.
In sintesi: non abbiamo paura di aggiungere hashtag ma non esageriamo! Una decina può essere un buon numero.

 

4. Dove metto gli hashtag all’interno del post?

Gli hashtag si possono inserire in 4 posizioni (e la scelta tra le 4 è moolto una questione di gusti personali, secondo me non c’è una differenza di efficacia):
all’interno del testo del post (es. oggi sono a #treviso ed è una bella giornata)
subito dopo il testo nel post (es. oggi sono a Treviso ed è una bella giornata #treviso #sole #riposo)
al termine del post, separati da una o più righe “vuote”
(es.
oggi sono a Treviso ed è una bella giornata
.
.
.
#treviso #sole #riposo
)
– NON nel testo del post, ma in un commento/risposta allo stesso (di solito il primo)
Diciamo che i primi due sono approcci più tradizionali e “trasparenti” (perché gli hashtag sono immediatamente visibili), gli altri due nascondono invece gli hashtag pur mantenendone la funzione. Io di solito uso la seconda modalità, hashtag a fine testo del post.

Infine, da qui: https://coschedule.com/blog/social-media-content-creation/ prendo questa infografica:

Scrivere per Instagram
Che in sintesi suggerisce come opzioni ideali per i post Instagram:
testo del post intorno a 241 caratteri (quindi: non scrivere troppo poco!)
numero ottimale di hashtag per ogni post: 11 (e minimo consigliato: 5)
– suggerisce anche di aggiungere 3 emoji (quei disegnini, faccine evoluzione delle emoticon)

 

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Social e immagini: Instagram o Pinterest?

Instagram o PinterestInstagram e Pinterest sono oggi i due social più noti fra quelli dedicati alle immagini.

Obiettivamente, in Italia il primo – Instagram – è molto noto ed usato, mentre il secondo – Pinterest – è praticamente… sconosciuto.

Ma qual è la differenza tra Instagram e Pinterest? Mi servono entrambi? Perché dovrei usare Pinterest?

La tabella qui sotto riassume, secondo me, le differenze principali (non tutte le differenze, ma quelle principali che mi interessa evidenziare qui) tra i due e può aiutare a capire a cosa serve uno e a cosa serve l’altro:

Instagram Pinterest
emozione, istante raccolta di contenuti
contenuti in sequenza contenuti organizzati
vissuto, esperienza desiderio, aspirazione, sogno
(ieri), oggi ieri, oggi, domani
seguo qualcuno seguo qualcosa
contenuti a vita breve contenuti a vita lunga

Nota: la tabella originaria di questo confronto non è mia, ma l’ho modificata così tante volte nel tempo (la uso in aula quando parlo di visual social) che sinceramente non ricordo più da dove l’avevo presa all’inizio.

Instagram e Pinterest sono quindi due ambienti social molto diversi: complementari e non in alternativa l’uno all’altro. Infatti:

  • su Instagram racconto le cose mano a mano che succedono, che le vivo, nel momento in cui io voglio che tu le veda; su Pinterest raccolgo le immagini (nelle bacheche) relative ad un tema, e queste possono essere fruite e consultate anche a distanza di mesi o anni senza perdere di efficacia e significato
  • su Instagram racconto quello che mi succede, quello che faccio adesso, quello che posso (vorrei) venderti ora; su Pinterest pubblico contenuti e idee che tu potresti cercare e volere oggi, ma anche domani
  • su Instagram, di base, si seguono gli utenti (persone o aziende) per quello che sono; su Pinterest si seguono gli utenti per quello che pubblicano, per la tipologia di contenuti che condividono. In Instagram spesso è più importante “chi” seguo, in Pinterest è più rilevante “cosa” mi interessa, quali temi
  • su Instagram, anche per l’enorme flusso di nuove immagini pubblicate continuamente, le singole foto hanno vita breve: dopo poco tempo sono già state sommerse da una miriade di nuove immagini e sono scivolate in fondo al flusso; su Pinterest, grazie alle bacheche, in un attimo ritrovo anche immagini di anni fa, con una facilità molto maggiore. Le foto cioè hanno vita più lunga.

Vedendo la cosa da un altro punto di vista, i principali punti a favore di Instagram rispetto a Pinterest sono:

  • Instagramè molto più di moda oggi e ha molti più utenti di Pinterest
  • ha dietro Facebook e quindi ha una visibilità molto maggiore
  • permette azioni di advertising mirato a pagamento (su Pinterest l’advertising a pagamento è ancora solo a livello sperimentale)
  • è di più “veloce” utilizzo

 

Pinterest, dal canto suo, rispetto a Instagram ha alcuni vantaggi:

  • Pinterestogni immagine si porta automaticamente dietro il link della pagina web da cui è stata presa (e quindi porta più facilmente l’utente al sito web – in Instagram non funzionano i link inseriti nelle didascalie alle foto)
  • è molto più facile condividere e ricondividere (pinnare e ripinnare nello slang Pinterest) le immagini pubblicate da altri utenti (in Instagram non c’è un vero tasto “condividi”) e quindi anche le immagini che noi carichiamo circolano più facilmente e così vengono viste da chi non ci conosce
  • le immagini hanno vita utile molto più lunga, e il profilo diventa un portfolio più stabile di prodotti, servizi, idee…

In sintesi?
Secondo me, meritano di essere usati entrambi in una strategia corretta e completa di comunicazione aziendale online, perché si integrano a vicenda.

Tuttavia, oggi come oggi, se proprio uno mi mettesse davanti alla domanda secca “ne voglio usare solo UNO dei due, quale: Instagram o Pinterest?” (per questione di tempo da dedicarci, attenzione, risorse etc), allora al momento la risposta sarebbe Instagram. Quanto meno in Italia, dove Pinterest è appunto davvero ancora poco conosciuto.

 

Le dimensioni ottimali delle immagini nei diversi social

guida alle dimensioni ottimali delle immagini nei socialQuando si inseriscono immagini nei diversi ambienti social, è opportuno che queste siano delle dimensioni giuste perché appaiano in modo ottimale: sia che si tratti di completare pagine/profili/account (ad esempio le dimensioni dell’immagine di copertina / cover image di una pagina Facebook), sia che si tratti di un’immagine inserita in un post.

Trovo interessante quindi l’infografica qui sotto, pubblicata su pixelwhizz.com, che riassume appunto le dimensioni che dovrebbero avere le immagini che carichiamo e usiamo nei principali social, in modo che appaiano al meglio.

In realtà, c’è un’aggiunta/precisazione da fare: in Facebook l’immagine di copertina viene visualizzata 828 x 315 su schermo pc (anche se dicono di caricarla 851pixel), mentre su smartphone diventa 640 x 360. Importante da sapere questo, per evitare che venga tagliata in modo indesiderato.

Per il resto, prendiamo nota. Info sempre utili da sapere per ottimizzare post e canali social.
…perlomeno fino alla prossima modifica delle dimensioni da parte dei social stessi! 🙂

dimensioni ottimali delle immagini nei social

Creare post multilingua in Facebook

Pubblicare post multilingua in FacebookDa un paio di mesi Facebook ha aggiunto una nuova modalità di gestione dei post in più lingue all’interno delle pagine aziendali.

Prima, se il pubblico della pagina era internazionale, era possibile gestire la cosa in due modi:

  • scrivendo all’interno di uno stesso post prima il testo in una lingua, e di seguito il testo in un’altra lingua (metodo poco efficace perché il secondo testo rimane nascosto a prima vista, visto che Facebook mostra solo le prime righe di un post lungo)
  • sfruttando la targetizzazione del post e quindi mostrando post diversi alle persone in base alla loro lingua (più efficace per il pubblico, ma scomodo da gestire lato amministrazione, visto che aumenta il numero di post, e con il dubbio di cosa vede chi non rientra in nessuna delle lingue scelte per la targetizzazione)
  • (…oh certo c’era una terza opzione: scrivere in un un’unica lingua e fregarsene delle lingue parlate dal pubblico; al più si poteva cliccare su “visualizza traduzione” e sperare di capirci qualcosa… diciamo, non proprio un ottimo esempio di attenzione al cliente!)

Adesso Facebook ha appunto aggiunto una nuova modalità di creazione di post in più lingue: il post è unico (comodità di gestione), ma lo possiamo creare in più lingue e ciascun utente vedrà la versione del post che corrisponde alla sua lingua (efficacia della comunicazione).
Se un utente non rientra in nessuna delle lingue create, vedrà la versione predefinita del post (ad esempio: se scrivo il post prima di tutto in italiano e poi ne creo la versione in inglese, un utente di lingua francese lo vedrà in italiano; se invece la prima versione del post fosse in inglese e la copia in italiano, allora lo stesso utente francese lo vedrebbe in inglese).
Sembra complicato, ma non lo è: come al solito descrivere il processo è molto più complesso che farlo! 🙂

Due note:

  • Facebook non traduce per noi i post: siamo noi che dobbiamo tradurceli!
  • l’opzione post multilingua non è attiva di default: occorre attivarla

Come attivare l’opzione multilingua
Per attivare questa opzione, occorre entrare in Impostazioni > Generali e cercare la riga “Post in più lingue”:


Come pubblicare post multilingua
Una volta attivata l’opzione “post multilingua”, nel box dove scriviamo normalmente i post vedremo che compare una nuova scritta in grigio “Scrivi il post in un’altra lingua“:

Scrivi il post in un'altra linguaOvviamente, non siamo obbligati a scrivere i post in più lingue! Possiamo continuare a scrivere i post in una lingua sola e non cambierà nulla rispetto a come appaiono ora. Quando però vorremo pubblicare un post in più lingue, sarà comodo avere già questa opzione attiva.
Per creare il post in più lingue, dunque, lo scriviamo come sempre in una prima lingua (la lingua “base”), dopodiché clicchiamo sulla scritta grigia per aprire il menu dove scegliere una seconda lingua:

Come pubblicare il post in più lingue in FacebookScegliamo dall’elenco la lingua che desideriamo e Facebook ci creerà un secondo riquadro sotto il primo, ma all’interno dello stesso post, dove scrivere il post in quest’altra lingua:Come pubblicare il post in più lingue in Facebook 2Come dicevo prima, non è Facebook che ci traduce il post: siamo noi a doverlo scrivere nelle lingue che decidiamo. Possiamo poi ripetere l’operazione (click su “scrivi il post in un’altra lingua” > scelta della lingua > scrittura del post) per altre lingue e alla fine clicchiamo normalmente su “Pubblica” (o su “Programma” se stiamo programmando il post per un momento futuro).

All’utente verrà mostrata solo una versione del post, e precisamente quella che corrisponde alla lingua in cui ha impostato Facebook (se ho Facebook in italiano vedrò il post in italiano; se ho Facebook in inglese vedrò il post in inglese). Questo naturalmente SE esiste il post in quella lingua: altrimenti gli verrà mostrato il post nella lingua “base”, quella in cui abbiamo scritto la prima versione del post (ed infatti Facebook la definisce “Predefinita”).

Ecco fatto. Ora possiamo comunicare in modo più efficace con i nostri utenti di lingue diverse!
Dubbi, domande? Scrivete nei commenti: se posso, aiuto volentieri.

 

Quali social media dovrebbe usare la mia azienda?

quali social media scelgo per la mia aziendaIn un post recente nel blog di Salesforce Canada, si parla della importanza di analizzare la propria audience per capire quali siano i social media più adatti per la propria azienda e la propria attività.
Quando come azienda si inizia a considerare di utilizzare i canali social, infatti, la domanda cruciale spesso è: quali social media uso? Quali sono più adatti, corretti, indicati per la mia azienda, per la mia attività?

Naturalmente sono molti i fattori da prendere in considerazione.
Anzitutto il settore di attività (dice il post di Salesforce: “un hotel dovrebbe decisamente usare Instagram, una banca probabilmente no“), le risorse a disposizione (in termini di persone da dedicare a seguire i diversi ambienti, di competenze possedute, di contenuti che si possono/vogliono pubblicare….), la presenza dei concorrenti (in quali social sono presenti), ma soprattutto è importante l’analisi della propria audience: con chi voglio parlare? Quali sono le caratteristiche del mio cliente attuale e potenziale? E quindi: quali canali social utilizza il mio target?

Come checklist delle caratteristiche da conoscere del proprio target, il post di Salesforce propone questa:

Caratteristiche demografiche del target - social media

Di tutti i punti presentati, reddito (yearly earnings) e location (città/campagna) non li trovo particolarmente interessanti qui da noi: forse nel caso dal Canada (il post è nel blog di Salesforce Canada) è diverso, e per chi si vuole rivolgere ad un pubblico USA/Canada diventa invece uno schema importante da seguire!
Trovo sicuramente importanti e validi anche qui da noi: età, genere, livello di scolarità, interessi specifici.
In ogni caso, una volta capita e analizzata la propria audience, si può passare a vagliare i differenti social per capire se e quali ci possono essere utili (o necessari) per comunicare con il nostro target.

Riporto a fine post l’infografica completa, e riassumo qui di seguito alcune considerazioni che aiutano ad analizzare i social media principali. Come al solito, i punti presentati nell’infografica sono comunque opinabili (in particolare, come accennavo prima, le considerazioni sulla fascia di reddito), però rimangono spunti interessanti da cui partire, e più in generale è fondamentale l’idea di dover analizzare gli ambienti social a partire dal tipo di audience cui miriamo. Non solo per capire quali ambienti social siano più utili nel nostro caso specifico, ma anche per capire quali social siano invece non utili, nell’ottica di ottimizzare (e non sprecare) le risorse a disposizione e di interagire con le persone “giuste” per noi.

  • Facebook: c’è chiunque (o quasi). Non significa che sia obbligatorio usare Facebook, ma che molto probabilmente troveremo la nostra audience desiderata anche in Facebook (magari meno fra i più giovani)
  • YouTube: spesso sottoutilizzato in molti settori, invece potenzialmente molto efficace nel raggiungere il pubblico; quasi fondamentale per musica, videogiochi, elettronica
  • Twitter: ottimo per condividere e dare visibilità a notizie e contenuti propri, ma soprattutto per creare dialoghi e interazione
  • LinkedIn: fondamentale soprattutto per il B2B; però si basa anzitutto sulla partecipazione e l’attività delle singole persone, più che dell’azienda in sè
  • Instagram: il social più in ascesa e il più diffuso tra i più giovani, utile per raccontare per singole immagini
  • Pinterest: utenza soprattutto femminile e ideale per tutte le attività “visive” (moda, viaggi, artigianato…); presentazione delle immagini molto più strutturata (bacheche) rispetto a Instagram
  • Tumblr: un po’ social media, un po’ blog. Funziona soprattutto per contenuti brevi, e registra un’alta attività di re-blogging, che può aiutare la diffusione dei contenuti.

Date un occhio all’infografica completa e all’articolo originale che contengono riflessioni anche su altri ambienti come Reddit, Imgur, Snapchat.

(clicca per ingrandire l’immagine)Which Social Media Sites Should Your Company Be On?

Come valutare la propria azione sui social?

Come valutare e misurare le azioni sui socialDiciamo subito che la misurazione e la valutazione delle azioni sui social sono temi complessi e dibattuti, e che in un solo post non ci provo nemmeno a definirne tutti gli aspetti !

Però, qualche giorno fa, mi sono imbattutto nell’infografica di Salesforce che riporto più sotto, e che dà alcuni spunti interessanti e molto utili, quanto meno per iniziare ad affrontare la questione.
Mi sembra un buon punto di partenza, anche se, come dice l’infografica stessa alla fine, “these metrics will get you started, but don’t limit yourself to the metrics everyone else uses. The best metrics for you may come from internal analytics“, ossia “queste metriche ti aiutano a iniziare, ma non fermarti alle metriche che tutti usano. Le migliori metriche per te derivano da analisi interne”. Ogni azienda, ogni contesto infatti dovrà capire quali dati, quali parametri specifici utilizzare per valutare l’efficacia della propria azione sui social.

L’infografica è divisa in due: nella prima parte descrive come approcciarsi alla misurazione delle azioni social, nella seconda suggerisce alcuni parametri da analizzare in tre social principali: Facebook, Twitter e LinkedIn.
Traduco rapidamente i punti principali, rimandando alla lettura completa dell’infografica.

Come misurare, come affrontare correttamente l’analisi delle azioni sui social:

  1. Determinare i parametri più adatti da valutare in funzione della campagna che si sta facendo e del proprio contesto
  2. Determinare quale sarà l’obiettivo della propria azione sui social (fidelizzazione clienti? Aumento visibilità? Generazione di lead?)
  3. Collegare correttamente obiettivi da raggiungere e parametri misurabili (gli obiettivi devono essere smart: specifici, misurabili, raggiungibili, realistici, definiti nel tempo – per approfondire l’acronimo smart vedi ad es. http://www.manageronline.it/articoli/vedi/2653/obiettivi-smart/)
  4. Tracciare e misurare contatti e acquisti generati grazie all’azione social (ad es. con i tracking code di Google)
  5. Misurare i risparmi in termini di tempo e costi grazie ai social (nella gestione clienti, nella comunicazione…)
  6. Capire come misurare il ROI delle azioni sui social (sul tema “ROI e social media” rimando all’ottimo http://vincos.it/social-media-roi/)
  7. Essere pronti a correggere e cambiare l’azione (sulla base dei risultati registrati e dei parametri misurati)

Cosa misurare nei social, quali parametri possono essere interessanti da monitorare:

  1. Facebook: la copertura dei post, l’andamento netto dei “mi piace”, il coinvolgimento (click, commenti, condivisioni…), le insight (statistiche delle pagine)
  2. Twitter: la crescita dei follower, il coinvolgimento (engagement), le menzioni da parte di altri utenti, il tipo di contenuto che ha avuto maggiore successo, la frequenza di utilizzo
  3. LinkedIn: l’andamento dei follower (di una pagina, si intende), il livello e il tipo di follower (di quale settore, di quale area…), il coinvolgimento (condivisioni, commenti)

Certo, come dicevo, si tratta solo di indicazioni parziali; ma trovo comunque che l’infografica dipinga un primo quadro chiaro, corretto e fatto bene, utile soprattutto per chi non conosce bene il tema e vuole cominciare a capire come misurare e valutare quello che sta facendo nei social.

(clicca sull’immagine per ingrandire o vai all’articolo su salesforce.com)

Make Social Measurable: Best Practices and Metrics to Grow and Succeed

Facebook: si fa così, non così!

consigli pagine facebook - infograficaMi sono imbattutto in rete in un’infografica di Vertical Response, che riassume i do’s and don’ts (quello che si deve fare e quello che non si deve fare) su Facebook: consigli pratici e operativi per usare al meglio Facebook e ottenere i risultati migliori.

Riassumo rapidamente i punti dell’infografica:

  • SIregola 80/20: 80% di post “sociali” e 20% di post promozionali
  • NO – post solo promozionali e commerciali (Facebook non è una bacheca pubblicitaria)
  • SIrispondere entro 1 ora o al massimo entro 24 ore a commenti, richieste e post degli utenti
  • NO – ignorare i commenti e i messaggi delle persone, sia che siano positivi, sia che siano negativi
  • SI – scrivere post brevi (meglio stare sotto gli 80 caratteri)
  • NO – scrivere post troppo lunghi
  • SI – aumentare il numero di fan in modo “organico” (con il lavoro e l’interazione di ogni giorno) e puntando all’engagement
  • NO – comprare pacchetti di fan o puntare solo alla quantità di fan e non alla qualità
  • SI – fare domande nei post e pubblicare contenuti avvincenti, interessanti
  • NO – pubblicare finti commenti
  • SI – pubblicare al massimo 1-2 post al giorno
  • NO – pubblicare troppo spesso: la prima ragione per la quale una persona smette di seguire una pagina su Facebook è perché la pagina pubblica troppo spesso

Interessante, vero? Naturalmente si tratta di mega-consigli generali e, come si dice sempre, ogni situazione va analizzata nel suo specifico e ogni strategia va studiata singolarmente.

Ma in generale, rimangono ottime indicazioni!

How to Compel & Not Repel Customers on Facebook
Courtesy of: VerticalResponse

 
 

Impariamo a utilizzare al meglio Twitter!

usare meglio twitter - infograficaNelle varie occasioni di formazione e di collaborazione con le aziende, vedo che spesso Twitter è ancora considerato ostico: non capisco a cosa serve, non so usarlo, non so cosa scrivere, non so come funziona, lo uso ma non ne ottengo niente…

Ecco, per imparare a usare meglio Twitter ci può venire in aiuto un’infografica pubblicata recentemente sul blog di Salesforce e che riporto qui sotto, dal titolo “Twitter Tips to Turn into a Twitter Pro“, ossia “Consigli Twitter per diventare un professionista di Twitter“.

Elenca decine di consigli e suggerimenti su come ottimizzare il proprio profilo e su come usare al meglio Twitter: ci sono una marea di spunti interessanti.
L’infografica è suddivisa in sezioni:

  • come ottimizzare il profilo Twitter
  • come scrivere i tweet
  • come aumentare l’engagement (coinvolgimento)
  • gli errori da evitare
  • come ottimizzare il flusso dei tweet
  • come migliorare la proprio presenza su Twitter
  • come sfruttare le opzioni di ricerca avanzata di Twitter

Estraggo alcuni dei suggerimenti citati nell’infografica, ma invito a leggerla tutta, perché davvero la trovo in grado di aiutare ad ottenere da più dal proprio Twitter:

  • mantieni i tweet intorno ai 100 caratteri per lasciare spazio a chi ritwitta di aggiungere qualcosa di suo
  • aggiungi un’immagine ai tweet per ottenere più retweet ed engagement (come su Facebook, del resto)
  • interagisci con gli altri utenti
  • usa gli hashtag, ma non abusarne
  • usa le analytics per vedere come stanno andando i tweet
  • usa Twitter con costanza
  • sfrutta la ricerca avanzata di Twitter per scoprire persone, temi e discussioni interessanti che altrimenti potrebbero sfuggirti

Insomma, un’ottima checklist di aspetti da tenere in considerazione.
Poi, certo, sono comunque macroconsigli generali che vanno adattati e personalizzati rispetto alla proprio specifica situazione, ma come linee guida generali al buon uso di Twitter trovo l’infografica fatta molto bene. E voi? Usate Twitter? Come vi trovate?

Clicca per ingrandire
Twitter Tips to Turn into a Twitter Pro
Via Salesforce

Come creare post perfetti per i diversi social

come scrivere post perfetto socialPunto di partenza: non esiste il post perfetto valido per tutti gli ambienti social (purtroppo? 🙄 ). Ogni social ha il suo stile, le sue consuetudini, il suo “glossario”.

Però è possibile individuare alcune linee guida generali, e dare qualche indicazione su come scrivere post efficaci nei principali canali social (LinkedIn, blog, YouTube, Facebook, Twitter, Pinterest, Google+, Instagram, Vine, Tumblr). E’ quello che fa la (enorme ma molto utile) infografica che riporto qui sotto, creata da MyCleverAgency.

Contiene molti suggerimenti interessanti. Ne estraggo, qui di seguito, uno per ciascun social (quello che mi pare più rilevante), lasciandovi il piacere di leggere l’intera infografica (vi assicuro che ne vale la pena):

  • Blog: attenzione al titolo del post e al primo paragrafo
  • Facebook: includere un’immagine, spingere ad un’azione inserendo un link nel post
  • Google+: usare gli hashtag, usare immagini grandi e taggare altri utenti
  • LinkedIn: inserire un link nei post e tenere i post brevi, utili e mirati
  • Twitter: usare i link shortener, non consumare tutti i 140 caratteri, usare bene gli hashtag
  • YouTube: titolo, descrizione e keyword sono i 3 elementi principali per l’ottimizzazione dei video caricati
  • Pinterest: le immagini senza volti umani ottengono più repin, e sono preferibili immagini a colori a quelle in bianco e nero (mah…)
  • Instagram: descrizioni e hashtag sono importanti e vanno aggiunti a ciascuna immagine
  • Tumblr: il template scelto è importante, così come seguire altri utenti e ribloggare i post di altri per creare un vero effetto rete

Infine, in fondo all’infografica, segnalo la tabella che cerca di definire, ancora una volta, giorni e orari migliori per la pubblicazione nei diversi ambienti social.

Post perfetto nei social media - My Clever Agency

5 rapidi consigli per usare meglio LinkedIn

Logo LinkedInVisto che si sta avvicinando il periodo delle vacanze (?), è un buon momento per mettere le mani alla propria presenza su LinkedIn e capire come usare e come sfruttare al meglio questo social network per la propria carriera e il proprio lavoro.

Sono molti i consigli che si possono dare; io mi concentro su 5 punti chiave:

1. Completa il tuo profilo e tienilo aggiornato
Il profilo è ciò che ci descrive, è dove presentiamo noi stessi. Più il profilo è completo (foto, esperienze lavorative, formazione, competenze, lingue…), più diamo un quadro migliore di noi a chi visita il nostro profilo (per caso o perché ci ha cercato).
Se invece il profilo è solo abbozzato (manca la foto, c’è solo il nome dell’ultima società / datore di lavoro ma non la descrizione di cosa abbiamo fatto…), diamo anzitutto l’impressione che non ci interessi veramente essere su LinkedIn, ed inoltre non spieghiamo davvero chi siamo.
…e naturalmente il profilo va tenuto aggiornato, altrimenti perde di efficacia e finisce per essere non veritiero e quindi inutile!

2. Sfrutta bene foto, titolo e riepilogo nel profilo
Proviamo ad aprire il profilo di un qualunque utente LinkedIn (questo è il mio per esempio: it.linkedin.com/in/lorenzoamadei/it): cosa vediamo subito a video, senza scrollare la pagina? Foto, informazioni di base e il box “riepilogo”.
Quindi se vogliamo convincere chi arriva al nostro profilo ad andare avanti, a scrollare e ad “imparare tutto di noi”, dobbiamo convincerlo con la prima schermata: foto, titolo e riepilogo appunto.
Qualche indicazione utile:
Foto: Foto seria. Niente foto con fidanzate, animali, paesaggi caraibici (a meno che non ci proponiamo come animatori di villaggio vacanze, per dire). Diciamo la foto da carta di identità, o la foto da cv (attenzione, foto seria, non “musona” !)
Titolo: Una brevissima frase, uno slogan, che descriva cosa facciamo / chi siamo o cosa vorremmo fare e diventare
Riepilogo: E’ l’unico box veramente libero del profilo, dove possiamo scrivere quello che vogliamo; quindi sfruttiamolo bene per presentarci rapidamente, con parole nostre, e per convincere chi sta visualizzando il nostro profilo a leggere di più di noi e (magari) a contattarci. E’ un po’ quello che diremmo ad un colloquio rispondendo alla domanda “Mi parli un po’ di lei”.

3. Pubblica, sii attivo
Creare il profilo su LinkedIn e poi non fare nulla, rimanere in attesa che qualcuno ci scopra e ci contatti, …non funziona.
Ci sono più di 300 milioni di utenti su LinkedIn, quindi perché uno dovrebbe notare proprio noi in mezzo a tutti gli altri? Occorre essere attivi, farci notare, far vedere che esistiamo e che “valiamo la pena”.
Cosa, dove e quanto pubblicare?
Dove: nello stato (un po’ come in Facebook), nei gruppi, commentando le notizie in Pulse…
Cosa: cosa stiamo facendo, notizie dal proprio settore professionale, link, articoli e news trovati in rete, post da Pulse…  Tutto ciò che può far capire che siamo attivi e attenti ad un tema / settore.
Quanto: non c’è un vero limite. Un’indicazione potrebbe essere quella contenuta nella tabella di quest’altro post di un paio di mesi fa: tra 2 e 5 aggiornamenti alla settimana (io direi in realtà fino a 10 alla settimana, ma non è un limite massimo perentorio). Per iniziare (all’inizio è sempre più difficile, anche solo per prenderci mano), io direi di puntare ad almeno un post alla settimana.

4. Sfrutta Pulse
Pulse (https://www.linkedin.com/pulse/) è una sorta di area di microblogging all’interno di LinkedIn, dove vengono postati, da molti autori, articoli sui temi più diversi.
Usare Pulse (dalla homepage di LinkedIn, click su Interessi > Pulse) è utile ed importante per:
imparare dagli autori e dai post pubblicati
– avere contenuti interessanti da pubblicare e condividere
farsi notare dagli altri utenti di LinkedIn partecipando alle discussioni che si sviluppano sotto i post

5. Interagisci (anche solo con like e commenti) nei post degli altri
Per due motivi:
– non sempre abbiamo o troviamo qualcosa di interessante e nuovo da pubblicare (e mettere un “consiglia” è il modo più veloce di essere attivi in Linkedin)
– per non essere di quelli che si limitano a pubblicare senza considerare quello che scrivono gli altri. LinkedIn non è una bacheca pubblicitaria, è un social network: l’interazione con gli altri utenti è essenziale. Ignorare gli altri utenti “non fa bello”, anzi: è proprio sbagliato.