L’uso dei social nelle diverse fasce d’età

Legenda Z M X B uso dei social Mentre stavo cercando dati sull’utilizzo dei social, mi sono imbattutto in una infografica, a cura di GlobalWebIndex, che riporta alcuni dati interessanti proprio sull’uso di social media e social network in riferimento alle ‘generazioni’ tipiche di cui si parla, ossia generazione X, millennial, generazione Z e baby boomer.

L’infografica la pubblico a fondo articolo: prima voglio estrarre due “pezzi” dell’immagine, che ho trovato particolarmente interessanti.

Anzi: prima di tutto, chi rientra in ciascuna di queste fascia di età (nelle “generazioni” citate nell’infografica) ?
Ecco un’immagine tratta dal sito kasasa.com:

GenZ - millenials - GenX - Baby Boomers

 

Chiarito questo, ecco il pezzo dell’infografica che descrive l’utilizzo di cinque principali piattaforme social (YouTube, Facebook, Instagram, Whatsapp e Twitter) da parte delle diverse ‘generazioni’:

Utilizzo di 5 social media a da parte delle diverse generazioni e fasce d'età

Cosa ci dice questa immagine:

  • la fascia di persone più “adulte” 😉 è quella che usa meno i social, ma è anche quella che cresce di più in proporzione (beh, certo, partendo da percentuali più basse, è anche facile…)
  • YouTube è la piattaforma social mediamente più utilizzata a tutte le età (secondo me, conta anche il fatto che non richiede registrazione per l’utilizzo e che i risultati appaiono direttamente nelle ricerche fatte su Google)
  • I millennial (cioè i nati tra 1980 e 1994) sono la fascia che usa di più Facebook (il che è vero: siamo quelli, mi ci metto anch’io, che abbiamo vissuto l’esplosione di Facebook e l’abbiamo abitato da subito; inoltre questa ricerca è del 2018, e i numeri riportati per Facebook per la generazione Z mi sembrano invece molto alti, onestamente…)
  • Per i più giovani, YouTube e Instagram sono i due ambienti social di riferimento con precentuali di utilizzo molto elevate (però direi che per la fascia teen ora c’è pure TikTok da considerare…)
  • Per Whatsapp invece mi aspettavo percentuali decisamente più elevate per tutte le fasce d’età
  • Twitter sembra essere quello più marginale (ed in effetti è così)

Dal fondo dell’infografica estraggo poi quest’altro pezzettino:

Social o motori di ricerca per cercare info su prodotti e brandCioè la percentuale di utenti che dice di usare i social oppure i motori di ricerca per trovare informazioni su prodotti, marchi e servizi online: i più giovani (generazione Z) sembrano utilizzare più i social che i motori di ricerca “classici” a questo scopo.

Interessante questo dato che ribadisce ancora una volta l’importanza della presenza e dell’utilizzo corretto dei social da parte delle aziende, sia per farsi trovare che per costruire e mantenere la propria reputazione.

Infine, l’infografica totale (click per ingrandire):

Infografica, l'uso dei social nelle varie generazioni di utenti, dai baby boomer alla generazione Z

 

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Social media map 2019

Social media mapAssieme al report Digital di WeAreSocial, la social media map di Overdrive è l’altro appuntamento fisso dei primi mesi dell’anno.

E’ una mappa (qui le versioni del 2018 e del 2017) che raccoglie una lista di ambienti e piattaforme social, suddivisi per tipologia (dalla condivisione foto al blogging, dalle piattaforme di pagamento a quelle di recensioni…) e che presenta link attivi nella versione pdf. E’ scaricabile gratuitamente dal loro sito.

Rispetto all’anno scorso, vedo in più la categoria AR/VR (augmented reality / virtual reality), oltre naturalmente a varie novità ed uscite dalla mappa (Google+ per dire non c’è più ovviamente).

Mi piace utilizzare questa mappa per scoprire cose e piattaforme nuove, che ancora non conosco.

…dovrò suggerire di aggiungere una nuova categoria “presentation tool”: con Prezi, Videoscribe, Doodly 😉

Social Media Map 2019 di Overdrive

Quanti social ci sono nel mondo?

Quando faccio docenza in aula o collaboro in azienda, mi piace usare questa immagine per spiegare quanto articolato sia il mondo dei social. Non esistono solo Facebook o Instagram!

 

Conversation prism: quanti social ci sono nel mondo?

(L’immagine, non è mia: è pubblicata su conversationprism.com ed è creata da Brian Solis e JESS3).

Perché mi piace questa immagine?

Anche se non è più aggiornatissima (è di almeno un anno fa e si tratta di ambienti in costante e veloce evoluzione, vedi la recente chiusura di Google+) e nemmeno completa (mi pare di non vedere Tripadvisor, per dirne una), aiuta comunque a capire, in un unico colpo d’occhio, che Facebook è solo uno dei tanti ambienti social presenti sulla rete, seppure sia senza dubbio il più famoso (per la cronaca: Facebook è nello spicchio “social networks” in alto, ultimo spicchio azzurro prima di quelli verdi).

Allo stesso tempo, ci mostra quanti altri social esistono e come, a fianco di ambienti generalisti (di nuovo, tipico esempio Facebook, ma nel suo spicchio ci sono anche altri nomi, come VK), ce ne siano altri più mirati e/o dedicati a contenuti specifici. Ne cito solo alcuni, ma invito a cliccare sull’immagine per ingrandirla e scoprire nomi e ambienti:

– Eventbrite (in arancione, in basso a sinistra) per la gestione degli eventi
– Spotify (sempre arancione, in basso a sinistra, sopra eventi) in ambito musicale
– Whatsapp, Skype… (in alto a sinistra, in verdino-giallo), per la messaggistica
– Airbnb (in alto a sinistra, in verde) per il settore turistico
– Quora (in azzurro, in alto a destra) social di domande e risposte
e tanti altri.

E’ importante capire e conoscere questa varietà di ambienti, secondo me: ci ricorda che nei diversi contesti aziendali e commerciali non è detto che Facebook sia per forza il canale social migliore (o addirittura l’unico canale) da utilizzare. Le diverse tipologie di messaggio, di contenuto, di utenti target, ma anche la diversa localizzazione, possono rendere altri ambienti social altrettanto utili, o anzi, migliori e più adatti.
La scelta dei canali social su cui fare comunicazione e interagire con clienti attuali e potenziali quindi non è scontata, e assieme al classico Facebook va valutato se/quali altri ambienti social sono coerenti e adatti per il singolo caso.

Ecco: un’immagine come questa, aiuta ad avere un primo quadro del panorama social su internet, e a capire quanti strumenti il web ci mette a disposizione, che magari nemmeno conosciamo.

 

Come va Pinterest?

Pinterest raggiunge 250 milioni di utenti attivi al meseIn un post di qualche giorno fa sul loro blog, Pinterest ha dichiarato di essere arrivato a 250 milioni di utenti attivi al mese e ad un totale di 175 miliardi di pin salvati nella piattaforma, con un aumento del 75% sull’anno scorso (+75% ? E’ una cifra enorme!)

In Italia non è molto conosciuto: quanto meno, quando lo si valuta in azienda, l’atteggiamento tipico che noto va dal “non so cos’è” al “bah, eventualmente… se resta tempo anche per quello“.

Eppure, Pinterest ha dalla sua alcuni vantaggi e caratteristiche interessanti:
– i numeri di pin e utenti stanno crescendo molto, come detto
– a ciascuna immagine è possibile associare un link diretto ad un sito web e questo lo rende unico
– secondo una statistica riportata da Pinterest e ripresa da Hootsuite il 93% di chi usa Pinterest lo fa per pianificare un acquisto
– è il secondo social per traffico diretto generato verso i siti web, dopo Facebook.

Insomma, sembra una figata.

Poi è anche vero che, però, da un punto di vista pratico, di utilizzo:
– nella concezione generale, è molto meno immediato nel suo utilizzo e meno “cool” di Instagram o di altri social
– la ricerca di immagini e pin dovrebbe essere molto migliorata (introdurre un filtro per date, no eh?)
– l’adv non è ancora possibile in Italia, nonostante siano ormai anni che Pinterest dica “a breve…”
– l’interazione tra utenti (la vera parte “social” della piattaforma) è ancora molto limitata, se non assente
– non si capisce se la piattaforma consideri veramente gli hashtag nelle descrizioni o no (prima no, poi sì, poi no, poi a volte li tiene a volte no…)
– lo spazio per le descrizioni delle foto andrebbe migliorato (non permette di andare a capo, ad esempio; quando si ingrandisce una foto, spesso la descrizione è tagliata o comunque è poco visibile)

Quindi, questo Pinterest?

Mah. Per me Pinterest rimane una piattaforma molto interessante e che merita di essere decisamente considerata da parte delle aziende per la loro comunicazione online e social.
E’ tutt’altra cosa rispetto ad Instagram, ha tutt’altro pubblico (molto più adulto ad esempio) e quindi non va a sovrapporsi ma ad affiancarlo.

Speriamo
intanto che Pinterest continui a migliorare: e nel frattempo complimenti per i traguardi raggiunti! 🙂

 

Social e immagini: Instagram o Pinterest?

Instagram o PinterestInstagram e Pinterest sono oggi i due social più noti fra quelli dedicati alle immagini.

Obiettivamente, in Italia il primo – Instagram – è molto noto ed usato, mentre il secondo – Pinterest – è praticamente… sconosciuto.

Ma qual è la differenza tra Instagram e Pinterest? Mi servono entrambi? Perché dovrei usare Pinterest?

La tabella qui sotto riassume, secondo me, le differenze principali (non tutte le differenze, ma quelle principali che mi interessa evidenziare qui) tra i due e può aiutare a capire a cosa serve uno e a cosa serve l’altro:

Instagram Pinterest
emozione, istante raccolta di contenuti
contenuti in sequenza contenuti organizzati
vissuto, esperienza desiderio, aspirazione, sogno
(ieri), oggi ieri, oggi, domani
seguo qualcuno seguo qualcosa
contenuti a vita breve contenuti a vita lunga

Nota: la tabella originaria di questo confronto non è mia, ma l’ho modificata così tante volte nel tempo (la uso in aula quando parlo di visual social) che sinceramente non ricordo più da dove l’avevo presa all’inizio.

Instagram e Pinterest sono quindi due ambienti social molto diversi: complementari e non in alternativa l’uno all’altro. Infatti:

  • su Instagram racconto le cose mano a mano che succedono, che le vivo, nel momento in cui io voglio che tu le veda; su Pinterest raccolgo le immagini (nelle bacheche) relative ad un tema, e queste possono essere fruite e consultate anche a distanza di mesi o anni senza perdere di efficacia e significato
  • su Instagram racconto quello che mi succede, quello che faccio adesso, quello che posso (vorrei) venderti ora; su Pinterest pubblico contenuti e idee che tu potresti cercare e volere oggi, ma anche domani
  • su Instagram, di base, si seguono gli utenti (persone o aziende) per quello che sono; su Pinterest si seguono gli utenti per quello che pubblicano, per la tipologia di contenuti che condividono. In Instagram spesso è più importante “chi” seguo, in Pinterest è più rilevante “cosa” mi interessa, quali temi
  • su Instagram, anche per l’enorme flusso di nuove immagini pubblicate continuamente, le singole foto hanno vita breve: dopo poco tempo sono già state sommerse da una miriade di nuove immagini e sono scivolate in fondo al flusso; su Pinterest, grazie alle bacheche, in un attimo ritrovo anche immagini di anni fa, con una facilità molto maggiore. Le foto cioè hanno vita più lunga.

Vedendo la cosa da un altro punto di vista, i principali punti a favore di Instagram rispetto a Pinterest sono:

  • Instagramè molto più di moda oggi e ha molti più utenti di Pinterest
  • ha dietro Facebook e quindi ha una visibilità molto maggiore
  • permette azioni di advertising mirato a pagamento (su Pinterest l’advertising a pagamento è ancora solo a livello sperimentale)
  • è di più “veloce” utilizzo

 

Pinterest, dal canto suo, rispetto a Instagram ha alcuni vantaggi:

  • Pinterestogni immagine si porta automaticamente dietro il link della pagina web da cui è stata presa (e quindi porta più facilmente l’utente al sito web – in Instagram non funzionano i link inseriti nelle didascalie alle foto)
  • è molto più facile condividere e ricondividere (pinnare e ripinnare nello slang Pinterest) le immagini pubblicate da altri utenti (in Instagram non c’è un vero tasto “condividi”) e quindi anche le immagini che noi carichiamo circolano più facilmente e così vengono viste da chi non ci conosce
  • le immagini hanno vita utile molto più lunga, e il profilo diventa un portfolio più stabile di prodotti, servizi, idee…

In sintesi?
Secondo me, meritano di essere usati entrambi in una strategia corretta e completa di comunicazione aziendale online, perché si integrano a vicenda.

Tuttavia, oggi come oggi, se proprio uno mi mettesse davanti alla domanda secca “ne voglio usare solo UNO dei due, quale: Instagram o Pinterest?” (per questione di tempo da dedicarci, attenzione, risorse etc), allora al momento la risposta sarebbe Instagram. Quanto meno in Italia, dove Pinterest è appunto davvero ancora poco conosciuto.

 

Come valutare la propria azione sui social?

Come valutare e misurare le azioni sui socialDiciamo subito che la misurazione e la valutazione delle azioni sui social sono temi complessi e dibattuti, e che in un solo post non ci provo nemmeno a definirne tutti gli aspetti !

Però, qualche giorno fa, mi sono imbattutto nell’infografica di Salesforce che riporto più sotto, e che dà alcuni spunti interessanti e molto utili, quanto meno per iniziare ad affrontare la questione.
Mi sembra un buon punto di partenza, anche se, come dice l’infografica stessa alla fine, “these metrics will get you started, but don’t limit yourself to the metrics everyone else uses. The best metrics for you may come from internal analytics“, ossia “queste metriche ti aiutano a iniziare, ma non fermarti alle metriche che tutti usano. Le migliori metriche per te derivano da analisi interne”. Ogni azienda, ogni contesto infatti dovrà capire quali dati, quali parametri specifici utilizzare per valutare l’efficacia della propria azione sui social.

L’infografica è divisa in due: nella prima parte descrive come approcciarsi alla misurazione delle azioni social, nella seconda suggerisce alcuni parametri da analizzare in tre social principali: Facebook, Twitter e LinkedIn.
Traduco rapidamente i punti principali, rimandando alla lettura completa dell’infografica.

Come misurare, come affrontare correttamente l’analisi delle azioni sui social:

  1. Determinare i parametri più adatti da valutare in funzione della campagna che si sta facendo e del proprio contesto
  2. Determinare quale sarà l’obiettivo della propria azione sui social (fidelizzazione clienti? Aumento visibilità? Generazione di lead?)
  3. Collegare correttamente obiettivi da raggiungere e parametri misurabili (gli obiettivi devono essere smart: specifici, misurabili, raggiungibili, realistici, definiti nel tempo – per approfondire l’acronimo smart vedi ad es. http://www.manageronline.it/articoli/vedi/2653/obiettivi-smart/)
  4. Tracciare e misurare contatti e acquisti generati grazie all’azione social (ad es. con i tracking code di Google)
  5. Misurare i risparmi in termini di tempo e costi grazie ai social (nella gestione clienti, nella comunicazione…)
  6. Capire come misurare il ROI delle azioni sui social (sul tema “ROI e social media” rimando all’ottimo http://vincos.it/social-media-roi/)
  7. Essere pronti a correggere e cambiare l’azione (sulla base dei risultati registrati e dei parametri misurati)

Cosa misurare nei social, quali parametri possono essere interessanti da monitorare:

  1. Facebook: la copertura dei post, l’andamento netto dei “mi piace”, il coinvolgimento (click, commenti, condivisioni…), le insight (statistiche delle pagine)
  2. Twitter: la crescita dei follower, il coinvolgimento (engagement), le menzioni da parte di altri utenti, il tipo di contenuto che ha avuto maggiore successo, la frequenza di utilizzo
  3. LinkedIn: l’andamento dei follower (di una pagina, si intende), il livello e il tipo di follower (di quale settore, di quale area…), il coinvolgimento (condivisioni, commenti)

Certo, come dicevo, si tratta solo di indicazioni parziali; ma trovo comunque che l’infografica dipinga un primo quadro chiaro, corretto e fatto bene, utile soprattutto per chi non conosce bene il tema e vuole cominciare a capire come misurare e valutare quello che sta facendo nei social.

(clicca sull’immagine per ingrandire o vai all’articolo su salesforce.com)

Make Social Measurable: Best Practices and Metrics to Grow and Succeed

Impariamo a utilizzare al meglio Twitter!

usare meglio twitter - infograficaNelle varie occasioni di formazione e di collaborazione con le aziende, vedo che spesso Twitter è ancora considerato ostico: non capisco a cosa serve, non so usarlo, non so cosa scrivere, non so come funziona, lo uso ma non ne ottengo niente…

Ecco, per imparare a usare meglio Twitter ci può venire in aiuto un’infografica pubblicata recentemente sul blog di Salesforce e che riporto qui sotto, dal titolo “Twitter Tips to Turn into a Twitter Pro“, ossia “Consigli Twitter per diventare un professionista di Twitter“.

Elenca decine di consigli e suggerimenti su come ottimizzare il proprio profilo e su come usare al meglio Twitter: ci sono una marea di spunti interessanti.
L’infografica è suddivisa in sezioni:

  • come ottimizzare il profilo Twitter
  • come scrivere i tweet
  • come aumentare l’engagement (coinvolgimento)
  • gli errori da evitare
  • come ottimizzare il flusso dei tweet
  • come migliorare la proprio presenza su Twitter
  • come sfruttare le opzioni di ricerca avanzata di Twitter

Estraggo alcuni dei suggerimenti citati nell’infografica, ma invito a leggerla tutta, perché davvero la trovo in grado di aiutare ad ottenere da più dal proprio Twitter:

  • mantieni i tweet intorno ai 100 caratteri per lasciare spazio a chi ritwitta di aggiungere qualcosa di suo
  • aggiungi un’immagine ai tweet per ottenere più retweet ed engagement (come su Facebook, del resto)
  • interagisci con gli altri utenti
  • usa gli hashtag, ma non abusarne
  • usa le analytics per vedere come stanno andando i tweet
  • usa Twitter con costanza
  • sfrutta la ricerca avanzata di Twitter per scoprire persone, temi e discussioni interessanti che altrimenti potrebbero sfuggirti

Insomma, un’ottima checklist di aspetti da tenere in considerazione.
Poi, certo, sono comunque macroconsigli generali che vanno adattati e personalizzati rispetto alla proprio specifica situazione, ma come linee guida generali al buon uso di Twitter trovo l’infografica fatta molto bene. E voi? Usate Twitter? Come vi trovate?

Clicca per ingrandire
Twitter Tips to Turn into a Twitter Pro
Via Salesforce

Come creare post perfetti per i diversi social

come scrivere post perfetto socialPunto di partenza: non esiste il post perfetto valido per tutti gli ambienti social (purtroppo? 🙄 ). Ogni social ha il suo stile, le sue consuetudini, il suo “glossario”.

Però è possibile individuare alcune linee guida generali, e dare qualche indicazione su come scrivere post efficaci nei principali canali social (LinkedIn, blog, YouTube, Facebook, Twitter, Pinterest, Google+, Instagram, Vine, Tumblr). E’ quello che fa la (enorme ma molto utile) infografica che riporto qui sotto, creata da MyCleverAgency.

Contiene molti suggerimenti interessanti. Ne estraggo, qui di seguito, uno per ciascun social (quello che mi pare più rilevante), lasciandovi il piacere di leggere l’intera infografica (vi assicuro che ne vale la pena):

  • Blog: attenzione al titolo del post e al primo paragrafo
  • Facebook: includere un’immagine, spingere ad un’azione inserendo un link nel post
  • Google+: usare gli hashtag, usare immagini grandi e taggare altri utenti
  • LinkedIn: inserire un link nei post e tenere i post brevi, utili e mirati
  • Twitter: usare i link shortener, non consumare tutti i 140 caratteri, usare bene gli hashtag
  • YouTube: titolo, descrizione e keyword sono i 3 elementi principali per l’ottimizzazione dei video caricati
  • Pinterest: le immagini senza volti umani ottengono più repin, e sono preferibili immagini a colori a quelle in bianco e nero (mah…)
  • Instagram: descrizioni e hashtag sono importanti e vanno aggiunti a ciascuna immagine
  • Tumblr: il template scelto è importante, così come seguire altri utenti e ribloggare i post di altri per creare un vero effetto rete

Infine, in fondo all’infografica, segnalo la tabella che cerca di definire, ancora una volta, giorni e orari migliori per la pubblicazione nei diversi ambienti social.

Post perfetto nei social media - My Clever Agency

Social network: contenuti e programmazione dei post

Image courtesy of arztsamui / FreeDigitalPhotos.netE’ possibile crearsi una scaletta dei post sui diversi ambienti social? Come ottimizzare la presenza e la pubblicazione dei post aziendali nei diversi social network?

Un recente post su business2community.com affronta questo tema e contiene diversi spunti interessanti.
Al solito, per lo meno secondo la mia opinione ed esperienza, si tratta di spunti di riflessione, non di regole auree scolpite nella pietra, e vanno poi rapportati e confrontati con lo specifico contesto in cui ci troviamo ad operare, con lo stile che intendiamo dare alla nostra comunicazione, con la strategia globale che decidiamo di adottare.

In ogni caso, vediamo i punti principali del post di business2community.

Anzitutto, per definire la strategia di utilizzo e pubblicazione nei social, occorre capire bene i singoli ambienti per individuare quello/quelli più adatti alla nostra azienda e contesto. Al di là di considerare, ormai, Facebook al centro di qualsiasi azione social, è importante capire le differenze ad esempio in termini di tipologie di utenza:

Audience Breakdown

Ad esempio, Google+ ha utenti soprattutto di sesso maschile, mentre Pinterest attrae prevalentemente un’utenza femminile e LinkedIn ha un carattere decisamente più professionale e business.
(Sempre su business2community.com, un altro post – Which Social Media Platform Is Right For Your Business? – presenta un’infografica che riassume gli elementi essenziali che caratterizzano i principali social network)

Molto interessante è anche la seconda tabella presentata nel post e che dà indicazioni sulla frequenza ottimale con cui postare nei diversi ambienti:

Frequency post

Esiste una frequenza ottimale di post? Il tema di quanto postare sui social e di quanto frequentemente postare è molto dibattuto e si trovano indicazioni abbastanza diverse in rete. Come schema generale, tuttavia, quello presentato mi pare funzioni abbastanza bene (per la mia esperienza) soprattutto nell’evidenziare la necessità di evitare di postare troppo, in particolare su Facebook (altrimenti inondiamo la bacheca dei nostri follower che inizieranno a odiarci…) e su LinkedIn.

Il terzo schema, poi, aiuta a capire cosa postare nei diversi social, qual è il contenuto più adatto. Questo lo schema presentato da business2community:

Social Best Content

Alcuni contenuti sono sicuramente trasversali: ad esempio i link ai post dei blog (anche se andranno promossi in funzione del contenuto dei singoli post). Altri sono invece più specifici: immagini e infografiche su Pinterest, job posting anzitutto su LinkedIn, e così via.

Infine, combinando caratteristiche dei social, tipologia di contenuto più indicata e frequenza di pubblicazione, nel post di business2community viene proposta un’ipotetica scaletta settimanale di pubblicazione nei diversi social presi in considerazione:

Scaletta pubblicazione social

Questa mi lascia più dubbioso. Può essere molto utile costruirsi una scaletta settimanale di pubblicazione nei social, soprattutto all’inizio, per prendere confidenza con gli strumenti e per abituarsi alla gestione costante degli spazi. Però, allo stesso tempo, ci vedo due possibili rischi:

  • attenzione a non credere che i social media siano bacheche pubblicitarie gratuite, per cui devo pubblicare, pubblicare, pubblicare (no, i social sono spazi di interazione e dialogo!)
  • attenzione a non attenersi troppo rigidamente alla scaletta predefinita, a scapito di efficacia e correttezza della comunicazione: si rischia non dare la giusta e tempestività visibilità a eventi, situazioni o occasioni perché “non rientrano nella scaletta predefinita“, o di non rispondere a sollecitazioni degli utenti perché “ora non ho tempo“; o all’opposto, di affidarsi troppo alla scaletta e programmare dei post, che si rivelano… pericolosi #fail (come i casi famosi di Chiarelettere o della NRA)

In sintesi, direi che gli schemi presentati nel post sono interessanti, perché li possiamo utilizzare per capire il contesto in cui ci troviamo ad operare e crearci uno schema di lavoro, ma la discriminante per un corretto utilizzo di questi schemi è comunque il contesto reale in cui ci troviamo, oltre a non dover perdere di vista le regole proprie della comunicazione online – ed in particolare nel mondo social.


Aggiornamento: è uscito in questi giorni sul blog di AddThis un interessante post che, partendo dalla mole di dati in loro possesso, presenta i momenti del giorno e della settimana in cui loro registrano il maggior numero di click e condivisioni nei vari ambienti social, per cui dovrebbe essere il momento in cui è meglio postare sui social media.
Nota: “dovrebbe”, perché, di nuovo e come si legge anche nei commenti al post di AddThis, ogni situazione va in realtà valutata singolarmente e l’esperienza di ciascuno può portare a conclusioni differenti.

 

Come scrivere un tweet perfetto

Twitter_logo_blueE’ possibile dare delle indicazioni su come twittare meglio?
Esistono le regole del tweet perfetto?

Quando si usa Twiter, lo sappiamo, il limite principale con cui ci si scontra è dato dalla limitazione di caratteri di ciascun messaggio. Diventa quindi essenziale capire come sfruttare al meglio questi 140 caratteri.

Come faccio a dire qualcosa di sensato, utile, interessante in così poco spazio?

Su marketingthink.com Gerry Moran ha pubblicato questa interessante ed efficace infografica che riassume perfettamente le caratteristiche del tweet perfetto:

How to write the perfect Tweet - marketingthink.com

How to write the perfect Tweet

Vediamo i principali elementi e consigli:

  • inserire una call-to-action, meglio se racchiusa tra parentesi quadre [] per darle più visibilità e enfasi, per spingere chi ci legge verso dove desideriamo (sito web, blog,…)
  • inserire 1-2 hashtag (meglio se direttamente nel testo del messaggio per risparmiare caratteri) in modo da raggiungere meglio anche chi non è nostro follower diretto
  • fare attenzione allo stile (professionale ma anche personale, non asettico) e all’ortografia (niente abbreviazioni stile sms, evitare di scrivere tutto in maiuscolo)
  • inserire link e usare i link shortener (tipo bit.ly) per risparmiare spazio prezioso nel tweet ma anche per tracciare i click
  • lasciare spazio, ossia non usare tutti i 140 caratteri: stare invece sui 120 caratteri totali, per permettere a chi ci ritwitta di aggiungere un suo commento senza troncare il nostro tweet e/o di lasciare il nostro nome nel RT

E l’infografica contiene altri suggerimenti e indicazioni utili. Dateci un occhio.

Naturalmente non esiste il tweet perfetto “in assoluto”: diversi contesti, diversi obiettivi e, soprattutto, diversi destinatari richiederanno di focalizzare il contenuto e lo stile del tweet diversamente. D’altro canto, se il tweet perfetto fosse solo una formula matematica da applicare, una somma precisa di elementi, la useremmo tutti e alla fine tutti i tweet sarebbero uguali fra loro, perdendo paradossalmente totalmente di efficacia.

Tuttavia, nell’insieme, l’infografica di MarketingThink.com riassume molto bene come scrivere un ottimo tweet e aiuta ad analizzare i propri tweet per migliorarli. Vale la pena tenerla sottomano come utile “benchmark” menter usiamo Twitter!

Altri consigli? Avete esperienze diverse? Scrivete qui nei commenti!