Instagram e marketing: taggare i prodotti in un post Instagram

Taggare prodotti in post Instagram - shoppingInstagram è senza dubbio il social del momento. E sta sempre più spesso lanciando funzionalità rivolte alle aziende per fare marketing e quindi vendere.

Come sappiamo, al momento non è possibile inserire link attivi nelle didascalia delle immagini (ossia, posso pure scrivere “vai al sito http://www.nomedelmiosito.ecc ” nella didascalia, ma quel link non sarà cliccabile).
Quindi dal normale post in Instagram non posso portare, con un click, le persone a visitare un sito web o un e-shop. (ed è per quello che è importante mettere il link al sito web nella bio, perché lì invece i link funzionano…)

Quello che però si può fare è taggare un prodotto in una foto e linkarlo direttamente alla pagina online dove è possibile acquistarlo.
Oh, ed è gratuito farlo. Non c’entra con l’advertising a pagamento.

Va bene, va bene, capito, andiamo al sodo: come si fa a taggare i prodotti in una foto su Instagram e linkarli all’e-shop o al sito web aziendale?

Anzitutto, ci sono alcuni requisiti necessari per poterlo fare. E’ necessario:

  • avere un account Instagram di tipo business (con l’account personale non si può fare)
  • Instagram deve avere approvato la funzione shopping per l’account (da quando si crea l’account business o si passa da account personale ad aziendale, per avere questa “approvazione” possono volerci qualche ora o… anche 15-20 giorni – lo dico per esperienza diretta con un mio cliente…)
  • avere una pagina aziendale in Facebook
  • avere creato la vetrina nella pagina aziendale Facebook
  • avere collegato la pagina aziendale in Facebook con l’account Instagram nel quale vogliamo usare la funzione shopping
  • caricare nella vetrina della pagina aziendale Facebook i prodotti che vogliamo taggare nei post Instagram (sì, rileggete pure due o tre volte questo punto, ma è così: i prodotti da taggare in Instagram devono prima essere inseriti nella vetrina della pagina aziendale in Facebook)

Fatto? 😉

A questo punto, quando rispettiamo tutti questi requisiti, possiamo iniziare a taggare i prodotti nei post su Instagram. Come si fa?

  • iniziamo normalmente la creazione di un nuovo post Instagram (che sia immagine scattata al momento, o immagine presa da Galleria)
  • procediamo con l’applicazione dei filtri, se vogliamo
  • quando arriviamo alla schermata in cui inseriamo la didascalia della foto, sotto il box in cui scrivere la didascalia, dovremmo notare due altri riquadri, uno dei quali è appunto “tagga i prodotti
  • clicchiamo su “tagga i prodotti”
  • nella schermata successiva tocchiamo (tap) l’immagine nel punto in cui vogliamo taggare il prodotto (è possibile aggiungere fino a 5 tag – prodotti diversi in ogni singola immagine)
  • nell’ulteriore schermata scegliamo dall’elenco dei prodotti che abbiamo inserito nella vetrina della pagina aziendale in Facebook quello che vogliamo taggare in quel punto di quell’immagine
  • ripetiamo l’operazione “scegli punto dell’immagine -> scegli prodotto da taggare”, se vogliamo aggiungerne altri
  • alla fine clicchiamo sul segno di spunta in alto a destra per tornare alla schermata di inserimento didascalia della foto
  • clicchiamo “pubblica” quando siamo a posto. I prodotti saranno taggati nell’immagine e quando le persone cliccheranno sull’immagine e sui tag saranno portati prima all’anteprima del prodotto e quindi al link esterno.

Yeah. Fatta!
Ora, ogni volta che creiamo un nuovo post Instagram possiamo taggare i prodotti nella foto. Naturalmente non siamo obbligati a farlo: lo faremo quando ha senso.

 

Cosa può non funzionare: 😥

  • non vedo il box “tagga i prodotti”: significa che non sono rispettati i requisiti che scrivevo sopra. Ossia: l’account non è business, o non è stato approvato per la funzione shopping, o non è collegato ad una pagina aziendale Facebook o non c’è una vetrina nella pagina Facebook
  • vedo il “tagga i prodotti” ma nella schermata successiva non mi fa selezionare la vetrina della pagina Facebook: eh… qualcosa nel collegamento Instagram <-> Facebook non ha funzionato correttamente. Non ho una soluzione sicura: si può provare a scollegare e ricollegare pagina FB e account IG, cancellare e ricreare la vetrina nella pagina FB, aspettare un po’ e vedere se ritorna a funzionare…
  • vedo la vetrina corretta, ma non il prodotto che voglio taggare, eppure sono certo di averlo inserito in vetrina della pagina FB: potrebbe essere che il prodotto sia ancora “in elaborazione” nella vetrina della pagina Facebook (ossia non ancora approvato da Facebook). Si può solo aspettare l’approvazione, o provare a toglierlo e reinserirlo nella vetrina della pagina Facebook.

 

Domande? Serve una mano a gestire Instagram e gli altri social per la vostra azienda? Contattatemi!

 

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Quanti social ci sono nel mondo?

Quando faccio docenza in aula o collaboro in azienda, mi piace usare questa immagine per spiegare quanto articolato sia il mondo dei social. Non esistono solo Facebook o Instagram!

 

Conversation prism: quanti social ci sono nel mondo?

(L’immagine, non è mia: è pubblicata su conversationprism.com ed è creata da Brian Solis e JESS3).

Perché mi piace questa immagine?

Anche se non è più aggiornatissima (è di almeno un anno fa e si tratta di ambienti in costante e veloce evoluzione, vedi la recente chiusura di Google+) e nemmeno completa (mi pare di non vedere Tripadvisor, per dirne una), aiuta comunque a capire, in un unico colpo d’occhio, che Facebook è solo uno dei tanti ambienti social presenti sulla rete, seppure sia senza dubbio il più famoso (per la cronaca: Facebook è nello spicchio “social networks” in alto, ultimo spicchio azzurro prima di quelli verdi).

Allo stesso tempo, ci mostra quanti altri social esistono e come, a fianco di ambienti generalisti (di nuovo, tipico esempio Facebook, ma nel suo spicchio ci sono anche altri nomi, come VK), ce ne siano altri più mirati e/o dedicati a contenuti specifici. Ne cito solo alcuni, ma invito a cliccare sull’immagine per ingrandirla e scoprire nomi e ambienti:

– Eventbrite (in arancione, in basso a sinistra) per la gestione degli eventi
– Spotify (sempre arancione, in basso a sinistra, sopra eventi) in ambito musicale
– Whatsapp, Skype… (in alto a sinistra, in verdino-giallo), per la messaggistica
– Airbnb (in alto a sinistra, in verde) per il settore turistico
– Quora (in azzurro, in alto a destra) social di domande e risposte
e tanti altri.

E’ importante capire e conoscere questa varietà di ambienti, secondo me: ci ricorda che nei diversi contesti aziendali e commerciali non è detto che Facebook sia per forza il canale social migliore (o addirittura l’unico canale) da utilizzare. Le diverse tipologie di messaggio, di contenuto, di utenti target, ma anche la diversa localizzazione, possono rendere altri ambienti social altrettanto utili, o anzi, migliori e più adatti.
La scelta dei canali social su cui fare comunicazione e interagire con clienti attuali e potenziali quindi non è scontata, e assieme al classico Facebook va valutato se/quali altri ambienti social sono coerenti e adatti per il singolo caso.

Ecco: un’immagine come questa, aiuta ad avere un primo quadro del panorama social su internet, e a capire quanti strumenti il web ci mette a disposizione, che magari nemmeno conosciamo.

 

Come va Pinterest?

Pinterest raggiunge 250 milioni di utenti attivi al meseIn un post di qualche giorno fa sul loro blog, Pinterest ha dichiarato di essere arrivato a 250 milioni di utenti attivi al mese e ad un totale di 175 miliardi di pin salvati nella piattaforma, con un aumento del 75% sull’anno scorso (+75% ? E’ una cifra enorme!)

In Italia non è molto conosciuto: quanto meno, quando lo si valuta in azienda, l’atteggiamento tipico che noto va dal “non so cos’è” al “bah, eventualmente… se resta tempo anche per quello“.

Eppure, Pinterest ha dalla sua alcuni vantaggi e caratteristiche interessanti:
– i numeri di pin e utenti stanno crescendo molto, come detto
– a ciascuna immagine è possibile associare un link diretto ad un sito web e questo lo rende unico
– secondo una statistica riportata da Pinterest e ripresa da Hootsuite il 93% di chi usa Pinterest lo fa per pianificare un acquisto
– è il secondo social per traffico diretto generato verso i siti web, dopo Facebook.

Insomma, sembra una figata.

Poi è anche vero che, però, da un punto di vista pratico, di utilizzo:
– nella concezione generale, è molto meno immediato nel suo utilizzo e meno “cool” di Instagram o di altri social
– la ricerca di immagini e pin dovrebbe essere molto migliorata (introdurre un filtro per date, no eh?)
– l’adv non è ancora possibile in Italia, nonostante siano ormai anni che Pinterest dica “a breve…”
– l’interazione tra utenti (la vera parte “social” della piattaforma) è ancora molto limitata, se non assente
– non si capisce se la piattaforma consideri veramente gli hashtag nelle descrizioni o no (prima no, poi sì, poi no, poi a volte li tiene a volte no…)
– lo spazio per le descrizioni delle foto andrebbe migliorato (non permette di andare a capo, ad esempio; quando si ingrandisce una foto, spesso la descrizione è tagliata o comunque è poco visibile)

Quindi, questo Pinterest?

Mah. Per me Pinterest rimane una piattaforma molto interessante e che merita di essere decisamente considerata da parte delle aziende per la loro comunicazione online e social.
E’ tutt’altra cosa rispetto ad Instagram, ha tutt’altro pubblico (molto più adulto ad esempio) e quindi non va a sovrapporsi ma ad affiancarlo.

Speriamo
intanto che Pinterest continui a migliorare: e nel frattempo complimenti per i traguardi raggiunti! 🙂

 

Hashtag e Instagram: qualche consiglio

consigli hashtag instagramPer chi usa Instagram è fondamentale usare bene gli hashtag, perché sono una componente essenziale di ciascun post.

Ecco allora alcuni consigli pratici per usare meglio gli hashtag su Instagram, secondo me: pensati soprattutto per chi non è pratico dello strumento.

1. No post SENZA hashtag

Evitiamo di pubblicare in Instagram un post, e quindi una foto, senza hashtag.
Non è che “tecnicamente” sia sbagliato, però si perde moltissimo in visibilità del post e quindi in interazione con gli altri utenti. Questo, sia che si usi Instagram per divertimento personale, sia (soprattutto) che lo si usi aziendalmente e a fini commerciali.
Analogamente, non ha senso pubblicare post fatti SOLO di hashtag senza altro testo. Diciamo che gli hashtag servono a portare le persone al post, ma poi è il testo del post che “vende”, che “dice qualcosa”, che dovrebbe convincere a fare qualcosa.
Il post giusto è quindi composto sia di testo che di hashtag.

 

2. Quali hashtag uso?

L’obiettivo degli hashtag è di dare visibilità alle immagini e al testo che le accompagna. Sono le parole chiave che voglio associare al post, perché sia trovato dagli altri utenti su Instagram.
Gli hashtag vanno quindi scelti in funzione del contenuto della foto e del testo.
Chiunque può creare un hashtag, non c’è una lista preapprovata o predefinita di hashtag utilizzabili, quindi di volta in volta dovrò pensare quali utilizzare, in funzione di cosa sto pubblicando.
Instagram ci aiuta: mentre scriviamo un post e iniziamo a digitare il “#” seguito dalle prime lettere di una parola, Instagram ci mostra i principali hashtag che iniziano con le lettere inserite, e di ognuno ci dice in quanti post è presente. In questo modo vediamo subito se esiste un hashtag che abbiamo in mente e quando è già stato utilizzato.
Ci sono molte opinioni su come scegliere gli hashtag da utilizzare (per es. qui e qui due articoli interessanti).
Secondo alcuni, non vale la pena inserire hashtag già presenti in milioni di altri post, perché il mio nuovo post andrebbe perso in mezzo ad una miriade di altri.
Secondo altri, usare hashtag troppo poco diffusi (cioè presenti in pochi o pochissimi altri post) è altrettanto inutile, perché probabilmente saranno anche molto poco cercati dagli altri utenti.
Secondo me, ci deve guidare la coerenza: se vedo che #buonnatale è presente in milioni di altri post ed è COERENTE anche con il mio post (perché nel mio post sto facendo gli auguri di Buon Natale) allora lo utilizzo; viceversa, se Instagram mi suggerisce #love tra i primi hashtag più usati al mondo, ma questo non c’entra nulla con il mio post, allora lo evito, non mi serve.
Allo stesso modo, se il mio post parla di perle giapponesi coltivate (invento, non so se esistono?! 🙂 ) ci aggiungerò anche l’hashtag #perlegiapponesicoltivate, anche se magari questo hashtag è utilizzato solamente in 5 altri post in tutto Instagram, perché è di quello che parla il mio post ed è (anche) con quella parola chiave che voglio che sia trovato.
Insomma: coerenza tra hashtag e contenuto di foto e post, + magari un mix un po’ ragionato tra hashtag molto diffusi e altri meno diffusi, potrebbe essere una prima indicazione.
E ricordiamo che:
lo spazio non è ammesso negli hashtag. Quindi se scrivo #perle giapponesi (con lo spazio tra “perle” e “giapponesi”) l’hashtag risulterà essere solo #perle. Perché l’hashtag sia “perle giapponesi” devo scrivere #perlegiapponesi tutto attaccato
gli hashtag non si traducono automaticamente. Scrivere solo #fragole o invece #fragole #strawberries non è la stessa cosa. Se voglio che il mio post sia trovato sia con #fragole che con #strawberries li devo scrivere entrambi.

 

3. Quanti hashtag uso?

In Instagam il limite è di 30 hashtag per ciascun post. Devo usarli tutti? No.
Anche qui ci sono opinioni diverse su quanti hashtag sia più opportuno inserire in ciascun post.
L’infografica che riporto più sotto afferma che 11 è il numero ideale di hashtag per ciascun post, e 5 il numero minimo consigliato. Cercando in rete, secondo alcuni si dovrebbe cercare di arrivare a usare tutti e 30 gli hashtag ammessi, in modo da massimizzare la visibilità dei post.
A me sembra esagerato (ma è la mia opinione personale) inserire 30 hashtag per post: è vero che più hashtag inseriamo nel post più visibilità gli diamo, ma senza l’ansia di arrivare a 30. Aggiungere hashtag che non c’entrano nulla solo per fare numero (e ritorniamo al punto precedente “quali hashtag uso”) secondo me rovina il post e dà una pessima impressione a chi ci legge.
In sintesi: non abbiamo paura di aggiungere hashtag ma non esageriamo! Una decina può essere un buon numero.

 

4. Dove metto gli hashtag all’interno del post?

Gli hashtag si possono inserire in 4 posizioni (e la scelta tra le 4 è moolto una questione di gusti personali, secondo me non c’è una differenza di efficacia):
all’interno del testo del post (es. oggi sono a #treviso ed è una bella giornata)
subito dopo il testo nel post (es. oggi sono a Treviso ed è una bella giornata #treviso #sole #riposo)
al termine del post, separati da una o più righe “vuote”
(es.
oggi sono a Treviso ed è una bella giornata
.
.
.
#treviso #sole #riposo
)
– NON nel testo del post, ma in un commento/risposta allo stesso (di solito il primo)
Diciamo che i primi due sono approcci più tradizionali e “trasparenti” (perché gli hashtag sono immediatamente visibili), gli altri due nascondono invece gli hashtag pur mantenendone la funzione. Io di solito uso la seconda modalità, hashtag a fine testo del post.

Infine, da qui: https://coschedule.com/blog/social-media-content-creation/ prendo questa infografica:

Scrivere per Instagram
Che in sintesi suggerisce come opzioni ideali per i post Instagram:
testo del post intorno a 241 caratteri (quindi: non scrivere troppo poco!)
numero ottimale di hashtag per ogni post: 11 (e minimo consigliato: 5)
– suggerisce anche di aggiungere 3 emoji (quei disegnini, faccine evoluzione delle emoticon)

 

SMMdayIT 2017 e Web Marketing Festival 2017

Nelle scorse due settimane ho partecipato a due eventi nazionali dedicati a social media marketing e web marketing: Social Media Marketing Day Italia e Web Marketing Festival. Queste le mie impressioni.

Social Media Marketing Day e Web Marketing Festival

SMMdayIT e WMF sono due eventi molto diversi: intensivo, concentrato sui social e verticale il primo; più “splamato” e trasversale su molti temi legati alla comunicazione online il secondo.

Dal primo (SMMdayIT – Milano, 14 giugno 2017), mi porto a casa, tra l’altro:

  • la crescente importanza dei video nei social, che hanno il vantaggo di essere più facilmente coinvolgenti, ma che allo stesso tempo non permettono interazioni dirette o link diretti al loro interno, per cui richiedono in realtà più click perché l’utente “faccia” qualcosa
  • collegato a questo, la crescente diffusione di sistemi di live broadcasting (da YouTube a Periscope, da Facebook Live a Streamago)
  • l’attenzione (necessaria) al tema delle fake news (anche al WMF se ne è parlato molto), sia quando si crea/diffonde una notizia (e quindi l’importanza di verificare le fonti, l’etica di chi diffonde notizie), sia quando la si legge online (qui è soprattutto questione di buonsenso e di atteggiamento critico)
  • il rischio di sottovalutare il tema della sicurezza quando si parla dei social, e invece Andrea Zapparoli Manzoni ci ha ricordato come da questi ambienti possano derivare molti rischi sia per le singole persone che per le aziende (interessante a questo proposito il link https://social.clusit.it/)
  • due casi, tra gli altri, ben raccontati e da cui trarre ispirazione: BlaBlaCar e Groupon

Alcune slide proiettate al SMMdayIT (bassa qualità perché riprese dallo smartphone):

 

Molto diverso, come detto prima, il Web Marketing Festival di Rimini (23 e 24 giugno 2017): una marea di interventi e di sale diverse in contemporanea. Impossibile seguire tutto, però possibile crearsi un proprio “percorso” di fruizione del festival in base ai propri temi preferiti o più utili.

Alcuni spunti dal WMF :

  • ho seguito alcuni interventi sul tema dei chatbot (o “delle chatbot”? Boh 😕 ). E’ una cosa di cui si inizia a parlare parecchio oggi, e uno strumento interessante per le aziende. La criticità principale sembra essere di renderli più intelligenti possibile (intelligenti nel senso di saper capire il linguaggio umano e tutte le sue sfumature, e di rispondere nel modo più “umano” possibile); …però mi chiedo se automatizzando questa interazione non si perda il vero contatto azienda-cliente
  • Facebook ed in particolare il Facebook advertising: strumenti potentissimi che richiedono un uso attento perché siano veramente efficaci e che richiedono attenzione costante perché in continua evoluzione/cambiamento (la slide in stile Aldo-Giovanni-Giacomo è esemplare!)
  • anche al WMF i racconti di casi pratici e le testimonianze, che aiutano molto a capire cosa succede nella realtà, come vengono affrontate le crisi (ad esempio nella presentazione di Daniele Chieffi) e come lo stile e la creatività nella comunicazione possono essere fattori fondamentali di successo (sempre divertente e interessante da ascoltare il caso Taffo)
  • spunti per verificare cosa si sta facendo, quali strumenti si stanno utilizzando, scoprire nuovi tool e idee per migliorare la propria azione (molto interessanti gli spunti sul neuromarketing e il racconto di MarketingArena)

Ed ecco alcune foto ed alcune slide, sempre da cell:

In sintesi direi che il Social Media Marketing Day mi è servito per approfondire alcuni temi e riflettere sulle possibilità future; il Web Marketing Festival mi è servito soprattutto per capire quante cose ci siano ancora da imparare e quanto complesso e articolato sia il mondo della comunicazione online e del web marketing.

Le dimensioni ottimali delle immagini nei diversi social

guida alle dimensioni ottimali delle immagini nei socialQuando si inseriscono immagini nei diversi ambienti social, è opportuno che queste siano delle dimensioni giuste perché appaiano in modo ottimale: sia che si tratti di completare pagine/profili/account (ad esempio le dimensioni dell’immagine di copertina / cover image di una pagina Facebook), sia che si tratti di un’immagine inserita in un post.

Trovo interessante quindi l’infografica qui sotto, pubblicata su pixelwhizz.com, che riassume appunto le dimensioni che dovrebbero avere le immagini che carichiamo e usiamo nei principali social, in modo che appaiano al meglio.

In realtà, c’è un’aggiunta/precisazione da fare: in Facebook l’immagine di copertina viene visualizzata 828 x 315 su schermo pc (anche se dicono di caricarla 851pixel), mentre su smartphone diventa 640 x 360. Importante da sapere questo, per evitare che venga tagliata in modo indesiderato.

Per il resto, prendiamo nota. Info sempre utili da sapere per ottimizzare post e canali social.
…perlomeno fino alla prossima modifica delle dimensioni da parte dei social stessi! 🙂

dimensioni ottimali delle immagini nei social

Quali social media dovrebbe usare la mia azienda?

quali social media scelgo per la mia aziendaIn un post recente nel blog di Salesforce Canada, si parla della importanza di analizzare la propria audience per capire quali siano i social media più adatti per la propria azienda e la propria attività.
Quando come azienda si inizia a considerare di utilizzare i canali social, infatti, la domanda cruciale spesso è: quali social media uso? Quali sono più adatti, corretti, indicati per la mia azienda, per la mia attività?

Naturalmente sono molti i fattori da prendere in considerazione.
Anzitutto il settore di attività (dice il post di Salesforce: “un hotel dovrebbe decisamente usare Instagram, una banca probabilmente no“), le risorse a disposizione (in termini di persone da dedicare a seguire i diversi ambienti, di competenze possedute, di contenuti che si possono/vogliono pubblicare….), la presenza dei concorrenti (in quali social sono presenti), ma soprattutto è importante l’analisi della propria audience: con chi voglio parlare? Quali sono le caratteristiche del mio cliente attuale e potenziale? E quindi: quali canali social utilizza il mio target?

Come checklist delle caratteristiche da conoscere del proprio target, il post di Salesforce propone questa:

Caratteristiche demografiche del target - social media

Di tutti i punti presentati, reddito (yearly earnings) e location (città/campagna) non li trovo particolarmente interessanti qui da noi: forse nel caso dal Canada (il post è nel blog di Salesforce Canada) è diverso, e per chi si vuole rivolgere ad un pubblico USA/Canada diventa invece uno schema importante da seguire!
Trovo sicuramente importanti e validi anche qui da noi: età, genere, livello di scolarità, interessi specifici.
In ogni caso, una volta capita e analizzata la propria audience, si può passare a vagliare i differenti social per capire se e quali ci possono essere utili (o necessari) per comunicare con il nostro target.

Riporto a fine post l’infografica completa, e riassumo qui di seguito alcune considerazioni che aiutano ad analizzare i social media principali. Come al solito, i punti presentati nell’infografica sono comunque opinabili (in particolare, come accennavo prima, le considerazioni sulla fascia di reddito), però rimangono spunti interessanti da cui partire, e più in generale è fondamentale l’idea di dover analizzare gli ambienti social a partire dal tipo di audience cui miriamo. Non solo per capire quali ambienti social siano più utili nel nostro caso specifico, ma anche per capire quali social siano invece non utili, nell’ottica di ottimizzare (e non sprecare) le risorse a disposizione e di interagire con le persone “giuste” per noi.

  • Facebook: c’è chiunque (o quasi). Non significa che sia obbligatorio usare Facebook, ma che molto probabilmente troveremo la nostra audience desiderata anche in Facebook (magari meno fra i più giovani)
  • YouTube: spesso sottoutilizzato in molti settori, invece potenzialmente molto efficace nel raggiungere il pubblico; quasi fondamentale per musica, videogiochi, elettronica
  • Twitter: ottimo per condividere e dare visibilità a notizie e contenuti propri, ma soprattutto per creare dialoghi e interazione
  • LinkedIn: fondamentale soprattutto per il B2B; però si basa anzitutto sulla partecipazione e l’attività delle singole persone, più che dell’azienda in sè
  • Instagram: il social più in ascesa e il più diffuso tra i più giovani, utile per raccontare per singole immagini
  • Pinterest: utenza soprattutto femminile e ideale per tutte le attività “visive” (moda, viaggi, artigianato…); presentazione delle immagini molto più strutturata (bacheche) rispetto a Instagram
  • Tumblr: un po’ social media, un po’ blog. Funziona soprattutto per contenuti brevi, e registra un’alta attività di re-blogging, che può aiutare la diffusione dei contenuti.

Date un occhio all’infografica completa e all’articolo originale che contengono riflessioni anche su altri ambienti come Reddit, Imgur, Snapchat.

(clicca per ingrandire l’immagine)Which Social Media Sites Should Your Company Be On?

Come valutare la propria azione sui social?

Come valutare e misurare le azioni sui socialDiciamo subito che la misurazione e la valutazione delle azioni sui social sono temi complessi e dibattuti, e che in un solo post non ci provo nemmeno a definirne tutti gli aspetti !

Però, qualche giorno fa, mi sono imbattutto nell’infografica di Salesforce che riporto più sotto, e che dà alcuni spunti interessanti e molto utili, quanto meno per iniziare ad affrontare la questione.
Mi sembra un buon punto di partenza, anche se, come dice l’infografica stessa alla fine, “these metrics will get you started, but don’t limit yourself to the metrics everyone else uses. The best metrics for you may come from internal analytics“, ossia “queste metriche ti aiutano a iniziare, ma non fermarti alle metriche che tutti usano. Le migliori metriche per te derivano da analisi interne”. Ogni azienda, ogni contesto infatti dovrà capire quali dati, quali parametri specifici utilizzare per valutare l’efficacia della propria azione sui social.

L’infografica è divisa in due: nella prima parte descrive come approcciarsi alla misurazione delle azioni social, nella seconda suggerisce alcuni parametri da analizzare in tre social principali: Facebook, Twitter e LinkedIn.
Traduco rapidamente i punti principali, rimandando alla lettura completa dell’infografica.

Come misurare, come affrontare correttamente l’analisi delle azioni sui social:

  1. Determinare i parametri più adatti da valutare in funzione della campagna che si sta facendo e del proprio contesto
  2. Determinare quale sarà l’obiettivo della propria azione sui social (fidelizzazione clienti? Aumento visibilità? Generazione di lead?)
  3. Collegare correttamente obiettivi da raggiungere e parametri misurabili (gli obiettivi devono essere smart: specifici, misurabili, raggiungibili, realistici, definiti nel tempo – per approfondire l’acronimo smart vedi ad es. http://www.manageronline.it/articoli/vedi/2653/obiettivi-smart/)
  4. Tracciare e misurare contatti e acquisti generati grazie all’azione social (ad es. con i tracking code di Google)
  5. Misurare i risparmi in termini di tempo e costi grazie ai social (nella gestione clienti, nella comunicazione…)
  6. Capire come misurare il ROI delle azioni sui social (sul tema “ROI e social media” rimando all’ottimo http://vincos.it/social-media-roi/)
  7. Essere pronti a correggere e cambiare l’azione (sulla base dei risultati registrati e dei parametri misurati)

Cosa misurare nei social, quali parametri possono essere interessanti da monitorare:

  1. Facebook: la copertura dei post, l’andamento netto dei “mi piace”, il coinvolgimento (click, commenti, condivisioni…), le insight (statistiche delle pagine)
  2. Twitter: la crescita dei follower, il coinvolgimento (engagement), le menzioni da parte di altri utenti, il tipo di contenuto che ha avuto maggiore successo, la frequenza di utilizzo
  3. LinkedIn: l’andamento dei follower (di una pagina, si intende), il livello e il tipo di follower (di quale settore, di quale area…), il coinvolgimento (condivisioni, commenti)

Certo, come dicevo, si tratta solo di indicazioni parziali; ma trovo comunque che l’infografica dipinga un primo quadro chiaro, corretto e fatto bene, utile soprattutto per chi non conosce bene il tema e vuole cominciare a capire come misurare e valutare quello che sta facendo nei social.

(clicca sull’immagine per ingrandire o vai all’articolo su salesforce.com)

Make Social Measurable: Best Practices and Metrics to Grow and Succeed

Impariamo a utilizzare al meglio Twitter!

usare meglio twitter - infograficaNelle varie occasioni di formazione e di collaborazione con le aziende, vedo che spesso Twitter è ancora considerato ostico: non capisco a cosa serve, non so usarlo, non so cosa scrivere, non so come funziona, lo uso ma non ne ottengo niente…

Ecco, per imparare a usare meglio Twitter ci può venire in aiuto un’infografica pubblicata recentemente sul blog di Salesforce e che riporto qui sotto, dal titolo “Twitter Tips to Turn into a Twitter Pro“, ossia “Consigli Twitter per diventare un professionista di Twitter“.

Elenca decine di consigli e suggerimenti su come ottimizzare il proprio profilo e su come usare al meglio Twitter: ci sono una marea di spunti interessanti.
L’infografica è suddivisa in sezioni:

  • come ottimizzare il profilo Twitter
  • come scrivere i tweet
  • come aumentare l’engagement (coinvolgimento)
  • gli errori da evitare
  • come ottimizzare il flusso dei tweet
  • come migliorare la proprio presenza su Twitter
  • come sfruttare le opzioni di ricerca avanzata di Twitter

Estraggo alcuni dei suggerimenti citati nell’infografica, ma invito a leggerla tutta, perché davvero la trovo in grado di aiutare ad ottenere da più dal proprio Twitter:

  • mantieni i tweet intorno ai 100 caratteri per lasciare spazio a chi ritwitta di aggiungere qualcosa di suo
  • aggiungi un’immagine ai tweet per ottenere più retweet ed engagement (come su Facebook, del resto)
  • interagisci con gli altri utenti
  • usa gli hashtag, ma non abusarne
  • usa le analytics per vedere come stanno andando i tweet
  • usa Twitter con costanza
  • sfrutta la ricerca avanzata di Twitter per scoprire persone, temi e discussioni interessanti che altrimenti potrebbero sfuggirti

Insomma, un’ottima checklist di aspetti da tenere in considerazione.
Poi, certo, sono comunque macroconsigli generali che vanno adattati e personalizzati rispetto alla proprio specifica situazione, ma come linee guida generali al buon uso di Twitter trovo l’infografica fatta molto bene. E voi? Usate Twitter? Come vi trovate?

Clicca per ingrandire
Twitter Tips to Turn into a Twitter Pro
Via Salesforce

Punti di forza e di debolezza dei social media

Punti di forza e di debolezza dei social mediaInteressante l’infografica (riportata sotto, a fine post), creata da OutMarket e pubblicata di recente da SocialTimes, che riassume i 5 principali punti di forza e i 5 principali punti di debolezza dei social media oggi.

Tra i punti di forza mi pare importante sottolineare come l’80% dei consumatori cerca recensioni online prima di fare acquisti (e i social media in questo sono una fonte di informazione essenziale) e il fatto che il 90% di tutti i dati mondiali sono stati creati negli ultimi due anni grazie ai social media (quindi: vogliamo non esserci? Vogliamo non dire la nostra?).

Tra i punti di debolezza, invece, mi colpiscono soprattutto i punti 2 e 4: i social media contano solo per l’ 1,14% di tutto il traffico e-commerce e le conversioni provenienti da e-mail battono quelle provenienti da social media 40 a 1 (ottimo motivo per continuare a dare la dovuta attenzione allo strumento e-mail!).

Quest’ultimo punto in particolare apre una riflessione: da cosa dipende questa enorme differenza tra efficacia dell’e-mail ed efficacia dei social media?

  • miglior sviluppo e maggior attenzione dedicati nel tempo all’e-mail marketing rispetto al social media marketing, per cui le e-mail sono scritte “meglio” e/o i social media sono sottovalutati?
  • specificità del contesto social, per cui la comunicazione e l’interazione sui social media non sanno ancora intercettare correttamente gli utenti, le loro motivazioni all’uso del mezzo (per quale scopo i miei utenti sono sui social?), gli elementi che veramente sono in grado di creare engagement negli ambienti social?
  • …o magari semplicemente i social media sono il mezzo sbagliato per questo scopo??? 😯 😕

Punti di forza e di debolezza dei social media