Il report Digital 2018

Puntuale e ricco di informazioni e dati come sempre, è stato pubblicato il report “Digital in 2018” da parte di We Are Social e HootSuite.

Per me ormai è un appuntamento fisso che aspetto all’inizio dell’anno: mi dà un quadro aggiornato con un sacco di dati sui temi sui quali lavoro e faccio docenza: internet, i social, il loro utilizzo, il mobile, l’e-commerce…

Senza riportarlo per intero (oltre al quadro globale a livello mondiale ci sono le schede dedicate a praticamente a tutti i Paesi del mondo, i link li riporto a fine articolo), estraggo qui solo alcune delle slide che hanno colpito di più la mia attenzione:

Utenti attivi nei principali social nel mondo
Facebook è arrivato a 2,1 miliardi di utenti attivi al mese 😯 e Instagram è il terzo social più utilizzato al mondo, dietro solo a Facebook e YouTube

Utenti dei diversi social - mondo

I siti web più visitati al mondo
Beh, poca sorpresa. Sia per Similarweb che per Alexa (le due fonti da cui sono state tratte le classifiche), il sito più visitato al mondo è google.com. Secondo e terzo sono Facebook e YouTube.
…curioso come al 6° posto, per Similarweb, ci sia xvideos.com… :mrgreen:

Ranking dei siti web più visitati al mondo

Utilizzo di ad blockers nel mondo
E’ la prima volta che vedo un’infografica completa su questo tema, che per tutti coloro che si occupano di advertising sul web in realtà spesso è cruciale

Utilizzo di ad blockers nel mondo

Utilizzo delle app di messaggistica nel mondo, per Paese
Qual è l’app di messaggistica utilizzata in ciascun Paese del mondo? In Italia è WhatsApp (ovviamente…e come in tutti gli altri paesi segnati in verde nella mappa qui sotto), in altri (tra cui USA, Francia, Australia…) è FB Messenger. Anche questo interessante da sapere!

App di messaggistica nel mondo

Hashtag, emoticon ed emoji più utilizzati in Instagram
Questa poi è curiosa. Non tanto per gli hashtag (quelli indicati nella slide sono così “banali/generici” che sono davvero poco utili da usare ormai), ma per le emoticon e le emoji più utilizzate. Curioso.

Hashtag ed emoji più utilizzati in Instagram

Panorama digital in Italia
Più di 43 milioni sono gli utenti che utilizzano Internet in Italia e 34 quelli che usano i social (57%): davvero una platea immensa e (per forza) variegata e trasversale.

Panorama digital in Italia 2018

Principali piattaforme social in Italia
A gennaio 2018, il social più utilizzato in Italia rimane in assoluto YouTube, seguito a ruota da Facebook e Instagram. In pratica Facebook in Italia ha circa 34 milioni di utenti e Instagram circa 16 milioni. Wow.

Principali social in Italia 2018

Il report completo dedicato all’Italia si può trovare qui: https://www.slideshare.net/wearesocial/digital-in-italia-in-2018

Il report “global” con i dati che riguardano tutto il mondo invece è qui: https://www.slideshare.net/wearesocial/digital-in-2018-global-overview-86860338

Infine sul sito di WeAreSocial c’è la presentazione del lavoro e una prima analisi dei dati emersi, qui: https://wearesocial.com/it/blog/2018/01/global-digital-report-2018

 

 

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Social media map 2018

Social media map 2018Puntuale anche quest’anno, OverDrive ha pubblicato l’aggiornamento della loro Social Media Map.

Come dico sempre, per quanto non sia fondamentale, è però molto interessante per avere una fotografia, abbastanza completa, dei principali ambienti e strumenti che popolano il web 2.0 oggi. O anche per scoprire nuovi canali e nuove possibilità che magari, non conoscendo, finora ci siamo persi.

Di nuovo quest’anno rispetto all’anno scorso, nella mappa noto:

  • una nuova sezione “Influencer Platform
  • diversi nuovi link aggiunti in varie sezioni
  • non c’è più “commerce” (dove c’erano dentro ebay, etsy…) ma è rimasta la sezione “payment”

La mappa di OverDrive è liberamente scaricabile in pdf con link funzionanti alla pagina: https://www.ovrdrv.com/search-map/.

Social Media Map 2018 - OverDrive

ROI e social media: ce la possiamo fare?

ROI e social mediaLa valutazione delle attività svolte sui social media è un tema sempre importante.

E sistematicamente torna fuori il rapporto ROI <> social media: complesso, spesso opinabile e sul quale esistono punti di vista molto diversi.
Ne avevo già parlato qualche mese fa in un altro articolo, e sul tema “ROI e social media” consiglio anche il libro di Vincenzo Cosenza, che analizza in modo approfondito il tema.

Stavolta segnalo una nuova infografica, pubblicata da Salesforce sul loro sito Marketing Cloud qualche giorno fa, perché, pur non potendo dare un percorso unico, completo e valido in ogni singola occasione (i contesti, le aziende, le azioni, le misure, i valori… sono troppo diversi uno dall’altro), mi pare che aiuti a chiarirsi le idee e a trovare gli spunti per costruire dentro la propria realtà lo schema utile a valutare la propria azione sui social.

Tra i punti chiave dell’infografica qui sotto segnalo:

  • la necessità di definire bene i propri obiettivi da raggiungere e quindi da valutare (e per quanto l’infografica dia alcuni suggerimenti, questi vanno definiti all’interno di ogni singola azienda, non possono essere generalizzati)
  • la necessità di dare un valore agli obiettivi preposti e raggiunti. …ha detto niente! 😉 A volte può essere semplice (quante vendite ho realizzato grazie ad una campagna adv su Facebook), a volte molto più complesso (quanto si è parlato in un evento in Twitter grazie ad un live twitting)

Insomma, un’infografica ricca di spunti, ma che appunto sono solo spunti: occorre poi declinarli e contestualizzarli correttamente per riuscire a valutare correttamente la propria azione sui social.

Come valutare la propria azione sui social?

Come valutare e misurare le azioni sui socialDiciamo subito che la misurazione e la valutazione delle azioni sui social sono temi complessi e dibattuti, e che in un solo post non ci provo nemmeno a definirne tutti gli aspetti !

Però, qualche giorno fa, mi sono imbattutto nell’infografica di Salesforce che riporto più sotto, e che dà alcuni spunti interessanti e molto utili, quanto meno per iniziare ad affrontare la questione.
Mi sembra un buon punto di partenza, anche se, come dice l’infografica stessa alla fine, “these metrics will get you started, but don’t limit yourself to the metrics everyone else uses. The best metrics for you may come from internal analytics“, ossia “queste metriche ti aiutano a iniziare, ma non fermarti alle metriche che tutti usano. Le migliori metriche per te derivano da analisi interne”. Ogni azienda, ogni contesto infatti dovrà capire quali dati, quali parametri specifici utilizzare per valutare l’efficacia della propria azione sui social.

L’infografica è divisa in due: nella prima parte descrive come approcciarsi alla misurazione delle azioni social, nella seconda suggerisce alcuni parametri da analizzare in tre social principali: Facebook, Twitter e LinkedIn.
Traduco rapidamente i punti principali, rimandando alla lettura completa dell’infografica.

Come misurare, come affrontare correttamente l’analisi delle azioni sui social:

  1. Determinare i parametri più adatti da valutare in funzione della campagna che si sta facendo e del proprio contesto
  2. Determinare quale sarà l’obiettivo della propria azione sui social (fidelizzazione clienti? Aumento visibilità? Generazione di lead?)
  3. Collegare correttamente obiettivi da raggiungere e parametri misurabili (gli obiettivi devono essere smart: specifici, misurabili, raggiungibili, realistici, definiti nel tempo – per approfondire l’acronimo smart vedi ad es. http://www.manageronline.it/articoli/vedi/2653/obiettivi-smart/)
  4. Tracciare e misurare contatti e acquisti generati grazie all’azione social (ad es. con i tracking code di Google)
  5. Misurare i risparmi in termini di tempo e costi grazie ai social (nella gestione clienti, nella comunicazione…)
  6. Capire come misurare il ROI delle azioni sui social (sul tema “ROI e social media” rimando all’ottimo http://vincos.it/social-media-roi/)
  7. Essere pronti a correggere e cambiare l’azione (sulla base dei risultati registrati e dei parametri misurati)

Cosa misurare nei social, quali parametri possono essere interessanti da monitorare:

  1. Facebook: la copertura dei post, l’andamento netto dei “mi piace”, il coinvolgimento (click, commenti, condivisioni…), le insight (statistiche delle pagine)
  2. Twitter: la crescita dei follower, il coinvolgimento (engagement), le menzioni da parte di altri utenti, il tipo di contenuto che ha avuto maggiore successo, la frequenza di utilizzo
  3. LinkedIn: l’andamento dei follower (di una pagina, si intende), il livello e il tipo di follower (di quale settore, di quale area…), il coinvolgimento (condivisioni, commenti)

Certo, come dicevo, si tratta solo di indicazioni parziali; ma trovo comunque che l’infografica dipinga un primo quadro chiaro, corretto e fatto bene, utile soprattutto per chi non conosce bene il tema e vuole cominciare a capire come misurare e valutare quello che sta facendo nei social.

(clicca sull’immagine per ingrandire o vai all’articolo su salesforce.com)

Make Social Measurable: Best Practices and Metrics to Grow and Succeed

Com’è cambiato l’uso di Internet

Com'è cambiato l'uso di InternetAvete presente la classica infografica “cosa succede in un minuto su Internet?” ?

Tech Spartan ne ha pubblicata una di recente che mette a confronto cosa succedeva in un minuto su Internet nel 2013 con un minuto su Internet nel 2014. Eccola qui sotto (clicca sull’immagine per ingrandirla).

Sono infografiche interessanti perché ci aiutano a ricavare dati interessanti e a capire i trend di quello che sta succedendo in rete: se e come, quindi, stia cambiando l’uso di Internet.

Cosa notiamo, tra le altre cose?

  • un aumento di più dell’11% del numero globale di utenti che usano Internet
  • nonostante le voci di presunta crisi, aumenta anche il numero di login (quindi di accessi) a Facebook (quasi +30%)
  • l’aumento più notevole è relativo ai contenuti caricati su YouTube (quasi + 200%!)
  • la conferma dell’affermazione di Instagram (+76% di foto caricate ogni minuto)
  • l’aumento anche delle email inviate (che di quelli citati è sicuramente lo strumento più longevo e “storico”)

Cosa vi sembra?

In An Internet Minute – 2013 VS 2014
Created by Tech Spartan

Ma qualcuno legge i miei tweet? Le statistiche di Twitter

Twitter AnalyticsMentre in Facebook le statistiche di visualizzazione dei contenuti (le insight) sono presenti solo nelle pagine, e quindi visibili solo ai loro amministratori, in Twitter da qualche settimana è possibile per tutti conoscere i dati e le statistiche relative alla propria attività.

Per sapere se qualcuno sta effettivamente leggendo le cose che postiamo su Twitter (o se invece stiamo solo parlando con noi stessi 😦 … ), andiamo all’indirizzo https://analytics.twitter.com/

Ci chiederà di loggarci per identificarci (le statistiche non sono pubbliche, ogni utente vede solo le proprie), e quindi Twitter ci presenterà la pagina con il quadro riepilogativo dei dati che ci riguardano.

Cosa possiamo sapere?

  • l’andamento delle visualizzazioni totali dei nostri tweet negli ultimi 28 giorni
  • il riepilogo generale delle interazioni create (click sui link che postiamo, aggiunta di nostri tweet ai preferiti,  retweet e risposte)
  • statistiche di dettaglio sui nostri tweet

In particolare, per quest’ultimo punto (statistiche di dettaglio), cliccando su ciascun tweet riportato nell’elenco, potremo scoprirne l’andamento delle visualizzazioni nel tempo, e il dettaglio delle interazioni.

Statistiche di dettaglio, tweet

E’ interessante: anzitutto, come dicevo all’inizio, per sapere se effettivamente qualcuno legge quello che scriviamo e twittiamo oppure no (anche per via di Maslow e dei bisogni di stima e riconoscimento… 😉 ); se quello che twittiamo ha portato a qualche azione (il cosiddetto “engagement” – click, risposte, retweet, preferiti); se un certo tema si rivela più apprezzato di altri, e così via.
Se stiamo cercando di costruirci visibilità e autorevolezza in Twitter, questi dati ci possono decisamente servire a migliorare l’efficacia dei nostri tweet.
E non è finita.


Follower

Sempre dalla stessa pagina analytics, possiamo accedere anche alle statistiche sui nostri follower, cliccando in alto su “Follower” accanto a “Tweet”:

Twietter analytics - follower

Anche questa parte è interessante da consultare: ci mostra anzitutto il numero totale di follower che abbiamo e il loro andamento nel tempo (stanno aumentando? stanno diminuendo?), la loro provenienza geografica, ma soprattutto gli interessi dei nostri follower, i temi cui sono questi più interessati:

Statistiche follower Twitter

Curiosa è la sezione “i tuoi follower seguono anche”, che ci può aiutare a scoprire altri utenti Twitter interessanti da seguire, e comunque capire di più dei nostri follower.

Infine, una nota: da quello che ho potuto vedere, le statistiche non sembrano in tempo reale, ma in ritardo di qualche giorno, in particolare per quanto riguarda i follower (a me, oggi 14 ottobre, riporta i dati fino al 6 ottobre).

Date un occhio alle statistiche! Anche se siamo su Twitter solo per il piacere di farlo, di “chiaccherare” e senza un obiettivo di business, è comunque interessante capire se quello che scriviamo viene letto e apprezzato oppure no.
Se poi stiamo usando Twitter come strumento di marketing, allora l’analisi dei dati diventa assolutamente imprenscindibile per monitorare e valutare la nostra azione, no?

 

 

Statistiche social media 2013

Riprendo da snid.eu un’infografica, che a loro volta hanno tratto da digitalbuzzblog.com

E’ una sintesi di alcuni dati dei principali social media riferiti al 2013.

Oltre al numero globale di utenti di ciascun social (numeri veramente elevati!), ci sono alcuni dati che mi sembra interessante evidenziare (peraltro diversi da quelli evidenziati da Digitalbuzz… vabbè, potenza delle infografiche!):

– il 75% dell’engagement di un post su Facebook avviene nelle prime 5 ore [e qui si aprono molte riflessioni: ogni quanto postare? ha senso postare qualcosa che si è già postato per ridargli visibilità o è un errore? come riuscire ad “allungare la vita” ad un post?]

– circa 20 milioni di account Twitter sono falsi [non credevo fossero così tanti, e però in fondo su oltre 500 milioni di utenti non sono che circa il 4% degli utenti totali]

– su Google+ i post che registrano il maggior engagement sono quelli con gif animate [interessante il concetto di gif animate! …che su Facebook non funzionano]

– ci sono un milione e mezzo di gruppi e più di 3 milioni di pagine aziendali in LinkedIn [eppure, soprattutto le pagine aziendali, sono ancora poco conosciute e non sufficientemente sfruttate e valorizzate]

– ci sono già più di 16 miliardi di foto su Instagram [16 miliardi?!?]

– più del 69% degli utenti su Pinterest sono di sesso femminile (mentre, all’opposto il 67% di utenti di Google+ sono uomini) [dato molto interessante in termini di targetizzazione efficace di un messaggio, di una campagna]

– circa il 46% degli utenti web si affida ai social media quando effettua acquisti [ecco, basterebbe questo per spiegare perché i canali social sono al tempo stesso fondamentali e critici da gestire: di qualunque azienda, organizzazione o iniziativa si tratti!]

Ma ecco l’infografica:

Social media 2013 statistics

Tempi di risposta in Twitter

Image: FreeDigitalPhotos.netStavo parlando qualche giorno fa, con l’amico Gigi, di Twitter e dei tempi di risposta attesi dalle aziende in quell’ambiente: quando scriviamo via twitter ad un’azienda, entro quanto tempo ci deve rispondere? Quanto velocemente ci aspettiamo che ci risponda?
Se mando una richiesta (o una critica) via Twitter ad un’azienda, entro quanto tempo mi aspetto una risposta? Dopo quanto tempo diventa “tardi” per rispondere?
Tema interessante.

Il web, ed in particolare tutto il mondo social e web 2.0, ci ha sempre più abituato alla conversazione in tempo reale, a sapere le cose nel momento esatto in cui accadono (pensiamo agli aggiornamenti nella bacheca Facebook, ai live tweeting di eventi, ma anche all’utilizzo degli strumenti social nella primavera araba o in occasione del più recente terremoto)…. all’ubiquità, mi verrebbe da dire: siamo dove siamo fisicamente, ma allo stesso tempo siamo potenzialmente in qualunque altro luogo grazie alla rete.

Vista così, se invio una richiesta via Twitter ad un’azienda, mi aspetto che questa mi risponda subito, in tempo reale, giusto il tempo di digitare la risposta sulla tastiera! Ma è davvero così? E’ davvero per forza così?

Ho trovato alcune rilfessioni interessanti in un articolo (Customer Stalking – When Is Your Twitter Response Too Fast?) sul sito Convince & Convert.
Fondamentalmente l’autrice sostiene che se si tratta di una richiesta di aiuto, di supporto, la risposta deve essere rapida, non è mai troppo veloce: se invio un tweet ad una azienda perché ho un problema, prima mi rispondono e – possibilmente – risolvono la cosa, meglio è per me (…e peraltro, cosa altrettanto importante, anche l’azienda ci guadagna in termini di immagine, di attenzione al cliente).

Se la persona (o il team) che gestisce l’account Twitter dell’azienda non ha immediatamente la risposta per il cliente (per qualunque ragione: deve contattare l’ufficio competente, sono in pausa pranzo, non è orario di ufficio…), anche una risposta del tipo “Abbiamo ricevuto il tuo messaggio, cercheremo di risponderti al più presto” spiegando la ragione del “rinvio” della risposta, diventa opportuno, se non necessario: per lo meno indica, alla persona che ha inviato al tweet, che la richiesta è stata vista e presa in carico, e quindi presto otterrà la risposta di cui ha bisogno.

Curiosa, però, è anche l’altra parte dell’articolo, in cui ci si chiede se in alcuni casi la risposta dell’azienda sia troppo rapida, tanto da diventare customer stalking, come lo definisce l’autrice dell’articolo. Sarebbe questo il caso in cui un’azienda, intercettando (per così dire) un dialogo su Twitter in cui viene citata o si cita un prodotto da questa trattato, ma senza essere comunque il destinatario diretto o indiretto del tweet, si intromette per sfruttare l’occasione e cercare di agganciare il potenziale cliente.
Ad esempio due persone si scambiano tweets sull’intenzione di comprare la Wii (per fare un esempio qualsiasi), e un negozio di elettronica “si intromette” con un tweet in cui menziona (@) i due utenti, proponendo gli sconti o l’offerta eccezionale che sta facendo sulla Wii in quel momento… Ecco in questo caso l’intervento dell’azienda ha evidentemente un carattere troppo promozionale e quindi “fastidioso”.

Sono sicuramente d’accordo, ma in realtà credo che la discriminante sia il fatto che il messaggio fosse o meno direttamente rivolto all’azienda.
Quindi, rispetto all’articolo citato, ridefinirei i concetti, dicendo che se un utente scrive direttamente a me azienda, la mia risposta non sarà mai troppo veloce (sta parlando con me e quindi si aspetta una risposta), e a maggior ragione se si tratta di una richiesta di aiuto / supporto.
Se invece si tratta di uno scambio di tweet in cui la mia azienda o i prodotti/servizi che tratto sono solo citati, ma il tweet non è indirizzato a me, allora il mio intervento nel dialogo diventa un’intromissione e sarà percepito quasi come un abuso.
Una questione di netiquette, quindi.

Ultima riflessione: viene anche il dubbio che a volte come utenti abbiamo anche pretese eccessive a volte… Va bene la globalizzazione, va bene l’essere pronti in qualunque momento a interagire con il cliente – potenziale o acquisito -, ma se invii un tweet alle undici di sera ad un’azienda del tuo stesso Paese, non è poi così strano che ti risponda il mattino seguente e non in tempo reale…

Un anno negli hashtag in Twitter

Gli hashtag sono quelle parole inserite o aggiunte nei tweet per etichettarli e contraddistinguerli.

Può essere interessante conoscere quali siano gli hashtag più utilizzati in un dato momento (i trending topics), ma interessante è anche analizzare quali siano stati i temi più trattati su Twitter in un dato periodo.
Tempo fa avevo parlato di Year in Review di Whatthetrend. E naturalmente anche Twitter pubblica la sua versione ufficiale di Year in Review: http://yearinreview.twitter.com/.

Mi piace però segnalare un altro sito, Year in Hashtag, che presenta divisi per mesi o per aree geografiche i principali eventi avvenuti nel corso del 2011, analizzati e visti anzitutto attraverso gli hashtag: la prospettiva è diversa, quindi, perché si parte dagli eventi per andare a raccogliere cosa ne è stato detto in rete, ma l’esplicito riferimento agli hashtag è comunque un’altra conferma della popolarità raggiunta da Twitter.

Ad esempio in gennaio 2011, risaltano i tag riferiti alle proteste in Tunisia e poi in Egitto (http://yearinhashtag.com/#Gennaio) e a maggio i tag riferiti alle elezioni amministrative, all’uccisione di Bin Laden e al movimento degli Indignatos in Spagna (http://yearinhashtag.com/#Maggio) e così via.
Cliccando sui tag/eventi proposti si accede ad una pagina di dettaglio su quell’evento, con introduzione, tweet, video, link, eccetera.

Dateci un occhio. E complimenti agli ideatori di questa originale iniziativa! 🙂

Klout e Flout

Klout sta diventando sempre più importante… o forse sta diventando la nuova ossessione calcolare il proprio “punteggio social”, capire qual è l’influenza che si ha nel mondo dei social media ?

In effetti Klout è fatto bene ed è ricco di informazioni, ma se non vi basta o non vi convince, non siete d’accordo con il punteggio che vi attribuisce o vi deprime avere un punteggio basso… non c’è problema, ora c’è Flout.me!

Una pure presa in giro di Klout, in cui uno si può autonomamente fissare il proprio punteggio. 😉
Geniale nella sua ironia.

Beh, se non altro si sdrammatizza un po’ la cosa e si scopre che anche nel mondo web 2.0 ci si può divertire con poco…