Alcuni flash dal SMMDayIT 2018

smmdayit2018 - Social Media Marketing Day 2018Come ormai da diversi anni, anche quest’anno ho partecipato al Social Media marketing Day (#SMMDayIT) a Milano.
3 giorni di lavori (anziché 1 come era stato nelle edizioni precedenti): molti temi, molti interventi, alcuni moolto interessanti, altri meno. Nell’insieme un sacco di spunti, idee, esperienze da cui imparare.

Non sto a fare un riepilogo completo di tutti gli interventi dei 3 giorni (per leggere dei report estesi potete guardare ad es. su algoritma.it e su insidemarketing.it), però riprendo alcune slide che mi sono rimaste impresse per vari motivi. Oh, sono slide fotografate dallo smartphone, quindi la qualità delle foto è quella che è 🙂 .

Dunque:

La gente va su Facebook per evitare di prendere decisioni       (Massimo Chieruzzi, AdEspresso)

Me la sono segnata perché: fa riflettere. Il corollario del relatore era che per decidere la gente va su Google, fondamentalmente; mentre su Facebook si va per passare del tempo, per cazzeggiare, e quindi con attenzione all’acquisto molto, molto minore.

 

(Emilio Bianchi, Senaf)

Me la sono segnata perché: riassume perfettamente e molto velocemente il rapporto tra aspettative e soddisfazione (anche se, secondo me, dovrebbe essere S=E/A).
La soddisfazione (dopo aver provato un prodotto, un servizio, o aver vissuto un’esperienza) dipende dalle aspettative che si avevano e dall’esperienza che si è vissuto.
Alte aspettative e pessima esperienza = minima soddisfazione; viceversa: basse aspettative e ottima esperienza = alta soddisfazione.
Mi piaceva l’idea di una formula semplice che lega anche visivamente questi tre elementi.

 

(Sergio De Luca, ConfCommercio)

Me la sono segnata perché: mostra la composizione dei contenuti che visualizziamo sui social (in particolare Facebook). Solo una piccola parte sembra essere costituita da news, mentre il 70% sono contenuti creati da amici e famiglia (rimandando al concetto di prossimità che anche altri relatori hano ricordato)

 

Alle persone va dato ciò che deisderano dopo averlo provato(Giovanni Molaschi, RAI)

Me la sono segnata perché: esprime bene la necessità di lavorare sulle emozioni delle persone sui social. Quando si pubblica su Facebook occorre sì pensare a “cosa vorranno leggere i fan della mia pagina”, ma ancora di più a “come si sentiranno dopo aver letto quello che sto pubblicando”. Beh, mi piace come sintesi.

 

La SEO non è la soluzione ad ogni male(Marco Maltraversi, MBSummit)

Me la sono segnata perché: riassume alcuni tratti chiave della SEO e evidenzia come la SEO non sia un giochino o una magia, ma richieda tempo, competenza e “onestà” (inutile cercare di fregare Google!).

 

Rapporto tra vendite in negozio e vendite online(Daniele Antidormi, DoveConviene)

Me la sono segnata perché: riporta dati interessanti sul rapporto tra acquisti in negozio e acquisti online. Nonostante l’e-commerce sia in crescita, oggi ancora quasi il 90% degli acquisti avviene in negozio.

 

La regola del 3, neuromarketing(Mariano Diotto, IUSVE)

Me la sono segnata perché: il neuromarketing è molto intrigante e contiene implicitamente quel rischio di andare oltre il lecito e il moralmente accettabile che lo rende ancora più affascinante.
In particolare questa slide presenta esempi famosi di applicazione della “regola del 3” che aiuta a creare slogan che saranno più facilmente ricordati (manca: “Batte. Forte. Sempre.” che il relatore ha ricordato a voce). E’ una di quelle slide che fa dire “oh cavolo, è vero!”.
…devo decisamente fare un corso di neuromarketing !

 

Real time marketing - Alitalia vs Norwegian, portata del post(Andrea La Corte, Alitalia)

Me la sono segnata perché: ok, lo scambio di post Norwegian/Alitalia quando Brad Pitt e Angelina Jolie si erano lasciati è famoso; sia il primo post di Norwegian, sia la risposta di Alitalia. Ma mi mancava di sapere qual era stata la portata del post di Alitalia, com’era andato. Ecco qui la risposta.

 

Naturalmente al Social Media Marketing Day ci sono state molte altre cose interessanti: questi sono solo alcuni piccoli spunti!

 

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Il report Digital 2018

Puntuale e ricco di informazioni e dati come sempre, è stato pubblicato il report “Digital in 2018” da parte di We Are Social e HootSuite.

Per me ormai è un appuntamento fisso che aspetto all’inizio dell’anno: mi dà un quadro aggiornato con un sacco di dati sui temi sui quali lavoro e faccio docenza: internet, i social, il loro utilizzo, il mobile, l’e-commerce…

Senza riportarlo per intero (oltre al quadro globale a livello mondiale ci sono le schede dedicate a praticamente a tutti i Paesi del mondo, i link li riporto a fine articolo), estraggo qui solo alcune delle slide che hanno colpito di più la mia attenzione:

Utenti attivi nei principali social nel mondo
Facebook è arrivato a 2,1 miliardi di utenti attivi al mese 😯 e Instagram è il terzo social più utilizzato al mondo, dietro solo a Facebook e YouTube

Utenti dei diversi social - mondo

I siti web più visitati al mondo
Beh, poca sorpresa. Sia per Similarweb che per Alexa (le due fonti da cui sono state tratte le classifiche), il sito più visitato al mondo è google.com. Secondo e terzo sono Facebook e YouTube.
…curioso come al 6° posto, per Similarweb, ci sia xvideos.com… :mrgreen:

Ranking dei siti web più visitati al mondo

Utilizzo di ad blockers nel mondo
E’ la prima volta che vedo un’infografica completa su questo tema, che per tutti coloro che si occupano di advertising sul web in realtà spesso è cruciale

Utilizzo di ad blockers nel mondo

Utilizzo delle app di messaggistica nel mondo, per Paese
Qual è l’app di messaggistica utilizzata in ciascun Paese del mondo? In Italia è WhatsApp (ovviamente…e come in tutti gli altri paesi segnati in verde nella mappa qui sotto), in altri (tra cui USA, Francia, Australia…) è FB Messenger. Anche questo interessante da sapere!

App di messaggistica nel mondo

Hashtag, emoticon ed emoji più utilizzati in Instagram
Questa poi è curiosa. Non tanto per gli hashtag (quelli indicati nella slide sono così “banali/generici” che sono davvero poco utili da usare ormai), ma per le emoticon e le emoji più utilizzate. Curioso.

Hashtag ed emoji più utilizzati in Instagram

Panorama digital in Italia
Più di 43 milioni sono gli utenti che utilizzano Internet in Italia e 34 quelli che usano i social (57%): davvero una platea immensa e (per forza) variegata e trasversale.

Panorama digital in Italia 2018

Principali piattaforme social in Italia
A gennaio 2018, il social più utilizzato in Italia rimane in assoluto YouTube, seguito a ruota da Facebook e Instagram. In pratica Facebook in Italia ha circa 34 milioni di utenti e Instagram circa 16 milioni. Wow.

Principali social in Italia 2018

Il report completo dedicato all’Italia si può trovare qui: https://www.slideshare.net/wearesocial/digital-in-italia-in-2018

Il report “global” con i dati che riguardano tutto il mondo invece è qui: https://www.slideshare.net/wearesocial/digital-in-2018-global-overview-86860338

Infine sul sito di WeAreSocial c’è la presentazione del lavoro e una prima analisi dei dati emersi, qui: https://wearesocial.com/it/blog/2018/01/global-digital-report-2018

 

 

Il panorama digital nel mondo e in Italia, gennaio 2017

Dopo la social media map 2017 di Overdrive, è uscito il periodico rapporto sullo stato del digital nel mondo di WeAreSocial (quest’anno in collaborazione con Hootsuite), aggiornato a gennaio 2017.

Una miniera di dati. Per farsi un’idea più precisa della situazione e per capire come sta evolvendo.
Cercate dati sull’andamento e sull’utilizzo di Internet, dei social, dell’e-commerce, in Italia e nel mondo? Ecco, questa è la presentazione giusta.

Alla pagina http://www.slideshare.net/wearesocialsg/presentations c’è l’elenco di tutte le presentazioni di WeAreSocial.
Oltre alla overview globale, ci sono anche quelle di dettaglio, suddivise per macroaree (Nord America, Sud America, Nord Europa, Sud Europa, etc…) all’interno delle quali ci sono i dettagli per ogni nazione: l’Italia si trova all’interno di Southern Europe dalla slide 72 (ci sono anche i dettagli di San Marino – da slide 139, wow!).

 

Non sto a riprendere tutti i dati: sono veramente una marea; estraggo però alcune slide e numeri (il commento di WeAreSocial è alla pagina http://wearesocial.com/it/blog/2017/01/digital-in-2017-in-italia-e-nel-mondo):

  • utenti Internet in Italia: oltre 39milioni, l’anno scorso erano 37,6
    Italia, dati utenti Internet gennaio 2017
  • frequenza di accesso a Internet in Italia: l’86% di chi usa Internet lo fa ogni giorno
    Italia, frequenza accesso a Internet, gennaio 2017
  • utenti Facebook in Italia: 31milioni (28milioni a gennaio 2016)
    Italia, utenti Facebook, gennaio 2017
  • in generale nel mondo: utenti Facebook 1,871 miliardi
    Dati utenti social media nel mondo, gennaio 2017

Gli elementi importanti per il posizionamento di un sito su Google

Elementi importanti posizionamento e ranking googlePremessa importante: quando usiamo Google, difficilmente andiamo oltre la prima pagina di risultati. Solo se proprio-proprio-proprio cerchiamo qualcosa di specifico che non vediamo nella prima pagina, ci avventuriamo nella seconda o (addirittura!) nella terza o nella quarta… Nel 99% dei casi, ci fermiamo alla prima.
E questo è il motivo per cui chiunque abbia un sito deve fare di tutto per rientrare in quella fatidica prima pagina, a fronte delle ricerche e delle parole chiave che ritiene importanti.
A questo mirano tutte quelle attività che rientrano nel fatidico acronimo “SEO” (search engine optimization).

Ciò che rende difficile la SEO, tra le altre cose, sono tre principali aspetti:

  • Google e gli altri motori di ricerca non rivelano il 100% dei fattori che utilizzano per posizionare i siti web nelle risposte. E’ il loro core business, la loro “ricetta segreta della Coca-cola” :-), quindi non li dicono; ed inoltre vogliono evitare abusi. Pertanto non conosciamo tutti gli ingredienti della ricetta esatta per essere a pagina 1 dei risultati di Google
  • troppe volte si fa SEO pensando solo a Google e non all’utente che utilizzerà il sito. E’ sbagliato: cioè, è assolutamente vero che sarà Google a portare gli utenti al sito e quindi non possiamo ignorarlo, ma è altrettanto vero che non è Google che compra, è l’utente. Quindi a rincorrere solo i fattori di ranking di Google, si rischia di avere un sito teoricamente perfetto per il motore di ricerca, ma inutile per il visitatore, e quindi inefficace
  • nella corsa al posizionamento migliore nei risultati di Google non siamo soli: per le stesse parole di ricerca, ci saranno sicuramente altri siti web che competono con noi. Per alcune parole ci sarà molta più concorrenza, per altre meno, ma comunque non saremo soli. Ci si dimentica spesso cioè che non ci sono solo due soggetti in campo (il mio sito web e Google), ma tre: il mio sito web, Google, i siti web dei concorrenti

Fatta questa breve ma doverosa premessa, è però possibile avere alcune indicazioni per migliorare il posizionamento, un ranking migliore.
In un ampio e molto approfondito articolo sul sito di Matthew Barby, l’autore ha analizzato i dati di oltre 1 milione di pagine web che appaiono nelle “pagine 1” dei risultati su Google, per estrapolare gli elementi comuni tra queste e che quindi sembrano essere più rilevanti per un posizionamento al top. La cosa che mi piace di questo articolo è che parte dall’analisi pratica delle pagine di risultati in Google, non da teorie e “ricette segrete”.

Traduco e commento brevemente i punti principali, rimandando all’articolo originale per l’analisi completa (un po’ molto tecnica in diversi punti):

  • fondamentale è avere backlink, ossia link in entrata verso il nostro sito web. Questo perché i link verso il nostro sito dicono a Google che non siamo solo noi a parlare bene di noi stessi, ma che anche altri hanno apprezzato i nostri contenuti tanto da volerli linkare dai loro siti
  • più siti diversi ci linkano meglio è. Quindi è importante non solo avere più link in entrata possibili, ma anche che questi provengano da siti web diversi
  • i siti con indirizzo “sicuro” (iniziano con https anziché con http) sembrano avere un posizionamento migliore
  • sono importanti i link in entrata che abbiamo come testo del link le esatte parole chiave della ricerca (esempio: se voglio che questo articolo sia posizionato al meglio quando qualcuno cerca “migliorare il posizionamento del sito su Google” allora saranno importanti i link da altri siti che dicano “leggi qui come migliorare il posizionamento del sito su Google“)
  • meglio se i titoli delle pagine web e il relativo indirizzo url sono brevi (se non altro perché appaiono completi nella pagina dei risultati e quindi sono più comprensibili all’utente web)
  • le pagine web che hanno le parole chiave, per cui “competono”, direttamente nell’url e nel titolo hanno un posizionamento migliore

Quindi in sintesi, per migliorare il posizionamento è importante:

  • la presenza delle parole chiave nelle pagine del sito (ovviamente), ma in particolare nel titolo della pagina e nell’url
  • avere link in entrata ottimizzati
  • la sicurezza/crittografia della connessione al sito

Come detto prima, queste indicazioni non esauriscono certo la SEO e non ci garantiscono automaticamente il posizionamento al top! Ma, se non altro, sono un’importante base da cui partire.

Infine, questa è l’infografica riassuntiva, tratta sempre dalla pagina del sito di Matthew Barby:

Fattori di ranking in Google

 

16 consigli per l’ottimizzazione SEO di un sito web

SEO - 16 consigli per l'ottimizzazione SEO di un sito webSEO è l’insieme di tutte le attività che servono a rendere un sito web meglio indicizzato dai motori di ricerca (in primo luogo Google) e di conseguenza più rintracciabile dagli utenti web.

Non è solo un’attività tecnica di modifica codice e non significa “cercare di fregare Google per apparire più in alto nei risultati” (decisamente Google ne sa più di noi in merito….).

E siccome è appunto un insieme di molte attività diverse, alcune sul codice delle pagine, altre sul contenuto delle pagine e sull’esperienza dei visitatori di un sito web, il tutto sembra molto complicato da descrivere e spiegare.

Per questo trovo l’infografica qui sotto (a cura di Dilate Digital) interessante, perché cerca di riassumere in 16 passi le cose da fare. Tra le principali (ma leggete tutta l’infografica!):

  • la cura da dedicare al layout del sito
  • il ruolo cruciale delle parole chiave (keyword)
  • l’attenzione a title e description delle pagine
  • l’ottimizzazione delle immagini
  • il ruolo dei social media e all’importanza della promozione del contenuto (content promotion) sul web e negli ambienti social.

E sempre ricordando che la SEO (o “il” SEO? Boh…) non è una scienza matematica precisa, ma sono indicazioni di buon senso e linee guida da seguire, e da contestualizzare nella propria realtà.

L’unica cosa che mi lascia perplesso è quel “steal competitor’s keywords” (ruba le keyword dei concorrenti): io direi “guarda alle keyword”, o “ispirati alle keyword”. Copiarle pari pari non mi sembra il consiglio migliore…

Infine, qui: https://ahrefs.com/blog/seo-tips/ una trattazione più ampia di ciascuno dei 100 punti trattati nell’infografica.

(clicca per ingrandire)
Infografica: 16 consigli per l'ottimizzazione SEO di un sito - a cura di Irfan Ahmad

Tempi di risposta in Twitter

Image: FreeDigitalPhotos.netStavo parlando qualche giorno fa, con l’amico Gigi, di Twitter e dei tempi di risposta attesi dalle aziende in quell’ambiente: quando scriviamo via twitter ad un’azienda, entro quanto tempo ci deve rispondere? Quanto velocemente ci aspettiamo che ci risponda?
Se mando una richiesta (o una critica) via Twitter ad un’azienda, entro quanto tempo mi aspetto una risposta? Dopo quanto tempo diventa “tardi” per rispondere?
Tema interessante.

Il web, ed in particolare tutto il mondo social e web 2.0, ci ha sempre più abituato alla conversazione in tempo reale, a sapere le cose nel momento esatto in cui accadono (pensiamo agli aggiornamenti nella bacheca Facebook, ai live tweeting di eventi, ma anche all’utilizzo degli strumenti social nella primavera araba o in occasione del più recente terremoto)…. all’ubiquità, mi verrebbe da dire: siamo dove siamo fisicamente, ma allo stesso tempo siamo potenzialmente in qualunque altro luogo grazie alla rete.

Vista così, se invio una richiesta via Twitter ad un’azienda, mi aspetto che questa mi risponda subito, in tempo reale, giusto il tempo di digitare la risposta sulla tastiera! Ma è davvero così? E’ davvero per forza così?

Ho trovato alcune rilfessioni interessanti in un articolo (Customer Stalking – When Is Your Twitter Response Too Fast?) sul sito Convince & Convert.
Fondamentalmente l’autrice sostiene che se si tratta di una richiesta di aiuto, di supporto, la risposta deve essere rapida, non è mai troppo veloce: se invio un tweet ad una azienda perché ho un problema, prima mi rispondono e – possibilmente – risolvono la cosa, meglio è per me (…e peraltro, cosa altrettanto importante, anche l’azienda ci guadagna in termini di immagine, di attenzione al cliente).

Se la persona (o il team) che gestisce l’account Twitter dell’azienda non ha immediatamente la risposta per il cliente (per qualunque ragione: deve contattare l’ufficio competente, sono in pausa pranzo, non è orario di ufficio…), anche una risposta del tipo “Abbiamo ricevuto il tuo messaggio, cercheremo di risponderti al più presto” spiegando la ragione del “rinvio” della risposta, diventa opportuno, se non necessario: per lo meno indica, alla persona che ha inviato al tweet, che la richiesta è stata vista e presa in carico, e quindi presto otterrà la risposta di cui ha bisogno.

Curiosa, però, è anche l’altra parte dell’articolo, in cui ci si chiede se in alcuni casi la risposta dell’azienda sia troppo rapida, tanto da diventare customer stalking, come lo definisce l’autrice dell’articolo. Sarebbe questo il caso in cui un’azienda, intercettando (per così dire) un dialogo su Twitter in cui viene citata o si cita un prodotto da questa trattato, ma senza essere comunque il destinatario diretto o indiretto del tweet, si intromette per sfruttare l’occasione e cercare di agganciare il potenziale cliente.
Ad esempio due persone si scambiano tweets sull’intenzione di comprare la Wii (per fare un esempio qualsiasi), e un negozio di elettronica “si intromette” con un tweet in cui menziona (@) i due utenti, proponendo gli sconti o l’offerta eccezionale che sta facendo sulla Wii in quel momento… Ecco in questo caso l’intervento dell’azienda ha evidentemente un carattere troppo promozionale e quindi “fastidioso”.

Sono sicuramente d’accordo, ma in realtà credo che la discriminante sia il fatto che il messaggio fosse o meno direttamente rivolto all’azienda.
Quindi, rispetto all’articolo citato, ridefinirei i concetti, dicendo che se un utente scrive direttamente a me azienda, la mia risposta non sarà mai troppo veloce (sta parlando con me e quindi si aspetta una risposta), e a maggior ragione se si tratta di una richiesta di aiuto / supporto.
Se invece si tratta di uno scambio di tweet in cui la mia azienda o i prodotti/servizi che tratto sono solo citati, ma il tweet non è indirizzato a me, allora il mio intervento nel dialogo diventa un’intromissione e sarà percepito quasi come un abuso.
Una questione di netiquette, quindi.

Ultima riflessione: viene anche il dubbio che a volte come utenti abbiamo anche pretese eccessive a volte… Va bene la globalizzazione, va bene l’essere pronti in qualunque momento a interagire con il cliente – potenziale o acquisito -, ma se invii un tweet alle undici di sera ad un’azienda del tuo stesso Paese, non è poi così strano che ti risponda il mattino seguente e non in tempo reale…

Cosa succede su Internet in un minuto?

In un minuto su Internet:

– vengono spedite più di 204 milioni di email
– Amazon incassa dalle vendite circa 83.000 dollari
– su Flickr vengono viste più di 20 milioni di foto e 3.000 ne vengono caricate
– vengono visualizzate almeno 6.000.000 di pagine su Facebook in tutto il mondo
– più di 61.000 ore di musica vengono ascoltate su Pandora
– più di 1.300.000 video clip vengono visti su Youtube

Che numeri!
(tratto da http://scoop.intel.com/what-happens-in-an-internet-minute/ via http://webeconoscenza.net/2012/04/07/dammi-solo-un-minuto/)

What Happens in an Internet Minute? - Intel Scoop Inside

I siti web più visitati a giugno 2011

AdPlanner (Google) ha pubblicato l’elenco dei 1000 siti web più visitati a giugno 2011 a livello mondiale. Riporto i primi dieci:

Rank Sito Categoria Visitatori unici Reach Visualizz. pagina
1 facebook.com Social Networks 870,000,000 42.6% 1,000,000,000,000
2 youtube.com Online Video 790,000,000 46.9% 100,000,000,000
3 yahoo.com Web Portals 590,000,000 31.8% 78,000,000,000
4 live.com Search Engines 540,000,000 29% 59,000,000,000
5 wikipedia.org Dictionaries & Encyclopedias 460,000,000 24.5% 6,400,000,000
6 msn.com Web Portals 450,000,000 24.2% 18,000,000,000
7 blogspot.com Blogging Resources & Services 370,000,000 19.9% 4,800,000,000
8 baidu.com Search Engines 310,000,000 16.4% 120,000,000,000
9 microsoft.com Software 280,000,000 14.9% 2,500,000,000
10 qq.com Web Portals 250,000,000 13.6% 44,000,000,000

Quindi Facebook ha avuto, a giugno, 870 milioni di visitatori unici e un miliardo di visualizzazioni di pagine! Accidenti! 🙂

La tabella completa è qui: http://www.google.com/adplanner/static/top1000/index.html

Come scegliere un hotel via internet

Image: digitalart / FreeDigitalPhotos.netSempre più spesso come turisti/viaggiatori ci informano sugli hotel (e magari prenotano) via Internet.

Ma è facile farlo? Di chi fidarsi? Dove trovare informazioni e valutazioni utili e di cui ci si possa fidare? E poi… mi fido a pagare con carta di credito online?

Il discorso naturalmente è complesso e su ciascuna domanda ci si potrebbe soffermare parecchio.

Per il momento vorrei intanto descrivere come procedo io quando cerco un hotel.
Premetto che personalmente sono un po’ (molto?) pignolo con gli hotel: mi piace cercare con attenzione, a costo di metterci del tempo… perché se poi l’hotel è sbagliato mi rovina la vacanza o il viaggio… mi urta proprio!  😉

Secondo me, i passi, essenzialmente, sono quattro:
– trovare gli hotel “papabili”
– verificare la qualità dell’hotel
– trovare l’offerta economica migliore (ossia il prezzo più basso)
– effettuare la prenotazione

Il primo punto, trovare i possibili hotel, è la parte più semplice: già una ricerca in google (hotel + nome della città o della regione dove intendo andare) mi da’ un elenco di hotel e strutture alberghiere… ma di solito uso uno dei tanti siti dedicati al booking (al momento comunque sto solo ancora cercando i possibili hotel – non sto ancora prenotando): personalmente mi trovo molto bene con alpharooms.com, ma uso anche hotelclub.com o booking.com (e ce ne sono molti altri: expedia.it, edreams.it, hotels.com etc….)

Questa prima ricerca mi da’, come detto, un elenco di possibili hotel nella località che mi interessano: naturalmente li filtrerò per fascia di prezzo, o altre caratteristiche (presenza di parcheggio, comodità ai mezzi pubblici, vicinanza al mare, piscina, etc etc…) in modo da individuare quelli che rispondono meglio alle mie esigenze.

Dopodiché, come passo successivo, vado a verificare gli hotel così individuati in tripadvisor.it: so che ci sono opinioni contrastanti sulla validità e efficacia di questi servizi, ne avevo già parlato in quest’altro post: Le recensioni online di hotel e simili servono? e di recente è apparso un articolo piuttosto preoccupante sulla veridicità di tali commenti (per quanto mi riguarda, le recensioni che inserisco io sono veritiere e frutto di reale esperienza!).
Personalmente mi fido e, come dire…., non scelgo mai un hotel che abbia cattive valutazioni in tripadvisor.it.
Certo ci vuole un po’ di attenzione: che le valutazioni presenti per quell’hotel non siano solo molto vecchie, se ci sono solo una o due valutazioni il risultato non è molto significativo… Inoltre anche siti come booking.com, hotelclub.com chiedono, a coloro che prenotano tramite loro, una valutazione delle strutture, per cui anche là è possibile trovare recensioni che vado ad aggiungere, a mettere insieme a quelle presenti in tripadvisor, per ricavarne un quadro complessivo.
Per me comunque il riferimento rimane tripadvisor.

A questo punto dunque avrò degli hotel che rispondono alle mie esigenze (passo 1) e che hanno ricevuto delle buone recensioni da altri turisti (passo 2).

Rimane da trovare la tariffa migliore per quegli hotel.
Ritorno quindi ai siti di prenotazione (alpharooms, booking, etc…), ma io verifico anche sempre sul sito dell’hotel e/o della catena dell’hotel (i vari Accor, Bestwestern, SolMelia, NH, etc…): molte volte l’offerta migliore è lì, soprattutto se si partecipa ai programmi fedeltà delle catene.
Utile per confrontare i vari siti di prenotazione (ma non i siti propri degli hotel né le catene) è Hotelscomparison (http://www.hotelscomparison.com/), in inglese e molto semplice da usare.

Nel determinare la tariffa migliore, bisogna fare molta attenzione a cosa è compreso nel prezzo: sarà anche banale da dire, ma molto spesso gli slogan in prima pagina tipo “a partire da 35 euro” in realtà fanno riferimento al solo pernottamento e non includono, ad esempio, la colazione oppure le tasse locali… Insomma, occorre essere sicuri che si stiano confrontando prezzi riferiti davvero “allo stesso tipo di servizio”…

Infine, la prenotazione: per quanto mi riguarda, non ho mai avuto problemi né con siti di prenotazione (ripeto, quanto meno ho già usato più volte alpharooms.com, booking.com, hotelclub.com e expedia.it) né pagando direttamente sul sito dell’hotel/catena. E questo sia per quanto riguarda la gestione del pagamento (ossia… non mi hanno mai fregato i soldi 😉 ), sia per quanto riguarda la prenotazione all’hotel in sè (ossia ho sempre trovato la mia prenotazione all’arrivo, tutto in ordine).
Naturalmente anche qui un po’ di attenzione non guasta: ad esempio rispetto alla sicurezza della pagina (inizia con https?), al sito su cui stiamo pagando (siamo ancora nel sito dell’hotel/catena/booking o siamo stati trasferiti ad un altro sito?), eccetera.

Detta così, il processo di ricerca di un hotel sembra lungo e complesso… In effetti richiede tempo, non dico di no, ma a me ha sempre garantito il risultato: in tanti anni che uso Internet per le mie prenotazioni di vacanze e viaggi sono sempre stato soddisfatto degli hotel in cui ho soggiornato, e anzi mi sono anche permesso un soggiorno in un hotel 5 stelle a Creta in agosto, per il quale sono riuscito a trovare una tariffa scontatissima scavando e riscavando in rete, e ne è valsa assolutamente la pena. 🙂

E voi? Prenotate in rete? Vi fidate? Che siti usate?

Integrare sito web aziendale e social media

Image: jscreationzs / FreeDigitalPhotos.netIn una presentazione molto interessante di Jeremiah Owyang su Slideshare (Making your Corporate Website Relevant) c’è la slide che riporto più sotto e che individua i possibili “gradi” di integrazione tra un sito web aziendale e i social media.

Anzi, in realtà lui li presenta come un percorso evolutivo (il titolo della slide è “Evolution of the Social Corporate Website“), ma secondo me l’immagine può essere vista come la lettura delle possibili integrazioni tra i due ambiti (sito web e spazi social) senza che questo significhi che per forza si debba andare verso il livello massimo di integrazione. Può invece servire a capire “cosa si può fare” e su questa base decidere “cosa si vuole fare” .

Integrazione tra sito web e social media

Clicca l'immagine per ingrandire

 

Descriviamo brevemente gli 8 livelli individuati:

  1. No social integration (nessuna integrazione sociale): nel sito web aziendale non c’è nessun link, nessun rimando a spazi e strumenti social (ma magari gli spazi esistono lo stesso, creati da fan e clienti, a prescindere dall’azienda, che ne rimane quindi all’oscuro e non li presidia…).
  2. Link directly away with no strategy (link agli spazi social ma senza strategia): nel sito aziendale vengono inserite le icone o comunque i link alla pagina aziendale in Facebook (o in Slideshare, o in Youtube etc) ma senza altra indicazione; come fossero normali link ad altri siti.
  3. Link away but encourage sharing (link ma spingendo a condividere): il caso più tipico si ha quando in una pagina di un sito aziendale compare il “mi piace” di Facebook. Quando un utente clicca sul “mi piace” automaticamente va anche nella sua bacheca di Facebook e quindi il suo apprezzamento viene “condiviso” con i suoi contatti.
  4. Brand integrated in social channels (integrare il brand negli spazi “social”): gli spazi “social” vengono brandizzati, ne viene fortemente personalizzata la grafica e l’aspetto, in modo da renderli uniformi nella comunicazione e nello stile al sito web e quindi immediatamente riconoscibili come canali ufficiali.
  5. Aggregate discussion on site (inserire le discussioni nel sito): si inseriscono nelle pagine del sito web aziendale le discussioni prese da spazi social (ad es. twitter) solitamente grazie a widget appositi.
  6. Users stay on-site with social log-in (log-in “social” al sito web): si integra nel sito web aziendale la possibilità di loggarsi con le credenziali che l’utente già possiede nei social network (es. Facebook).
  7. Social log-in triggers sharing (log-in sociale spingendo a condividere): oltre a integrare il login al sito sfruttando le credenziali “social” si invita poi a condividere i contenuti del sito aziendale.
  8. Seamless integration (integrazione totale): a parte l’indirizzo internet non c’è alcuna differenza tra sito aziendale e spazi “social” (nota: lo stesso Jeremiah Owyang dice “it doesn’t exist, yet” 😉 )

Consiglio di guardarsi la presentazione dove presenta anche alcuni esempi di ciascun “grado” di integrazione.