Riflessioni su Twitter

Su Internazionale del 20 gennaio scorso, c’è un interessante articolo di David Randall a proposito di Twitter e del suo uso.

A parte invitare a leggerlo per intero (http://www.internazionale.it/opinioni/david-randall/2012/01/19/le-olimpiadi-di-twitter/), vorrei riprenderne alcuni pezzi che ho trovato particolarmente significativi e aggiungerci qualche riflessione.

Anzitutto:

[…] per quanto riguarda quelli che twittano, per la grande maggioranza credo sia gente ossessionata, che non esce abbastanza di casa, vuole farsi pubblicità e ha trovato un’altra scusa per tormentarci con le sue banalità […]

Un po’ caustico in effetti, ma a volte viene anche sinceramente il dubbio che sia così, no? Delle decine e centinaia di tweet che riceviamo ogni giorno, quanti ne leggiamo veramente? Quanti non sono banali? Quanti ne troviamo davvero interessanti?

E ancora:

[…] All’inizio ho provato a twittare quattro volte al giorno. Ma per farlo bisogna avere quattro cose intelligenti da dire tutti i giorni e io non ce le ho. Così ogni mattina prima di andare al lavoro cercavo disperatamente in rete qualcosa da scrivere. Mi sembrava una costrizione, come avere un lavoraccio in più. Ho smesso. Ora twitto solo cinque, sei volte alla settimana. Dal momento che per avere molti follower bisogna essere molto famosi o twittare sempre, il mio triste destino sarà quello di essere poco seguito, cosa che non mi turba […]

Due punti, secondo me, invitano in particolare a riflettere: “per twittare quattro volte al giorno bisogna avere quattro cose intelligenti da dire tutti i giorni” e “(poiché) per avere molti follower bisogna essere molto famosi o twittare sempre, il mio triste destino sarà quello di essere poco seguito, cosa che non mi turba”.
Ecco, due considerazioni: da un lato, come dire… “se un giorno non hai niente di fondamentale da twittare, non importa eh?” e dall’altro ritorna il timore che si faccia più caso al numero di followers, anziché al contenuto e al valore di cosa si twitta …esattamente come accade spesso in Facebook per il numero di fan / mi piace nelle brand pages.

E infine:

[…] abbiamo pensato che fosse meglio promuovere il libro e non l’autore […] ci risparmiano l’orrore di twittare opinioni banali o cose su noi stessi […]

Mi trovo molto d’accordo con questo passaggio, mi ci riconosco: personalmente preferisco decisamente twittare di contenuti che non di me stesso.
O forse sono proprio due possibili usi diversi dello stesso strumento: usare Twitter per parlare di qualcuno (se stessi), o invece usare Twitter per parlare di qualcosa….

Che ve ne pare?

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