Crowdsourcing…non è ancora molto chiaro…

Image: Filomena Scalise / FreeDigitalPhotos.netQualche settimana fa, preparando una lezione sui temi del crowdsourcing, ho letto diversi articoli e materiali online sui pro e contro di questa nuova “modalità” di lavoro a distanza.

Fra i vantaggi possibili (tratto da www.italoblog.it):

  • maggiore efficienza: lavorando in rete si abbassa il costo della conoscenza impiegata e prodotta, grazie alle economie di scala che derivano dalla reciproca specializzazione e dall’ampliamento dei bacini d’uso
  • maggiore flessibilità: diventa possibile rispondere in modo rapido, personalizzato e adattivo alla domanda, anche nelle nicchie o nelle piccole serie, perché l’essere in rete con altri consente di disporre di capacità addizionali o differenziate, o di competenze e lavorazioni rapidamente integrabili nel proprio ciclo produttivo
  • maggiore creatività: lavorando in rete è più facile innovare potendo coltivare una propria differente creatività che anche altri utilizzano (e pagano), e potendo avere accesso a un pool differenziato di idee, risorse, capacità produttive

Però, contemporaneamente, si segnalano diverse critiche e svantaggi:

  • La maggior parte delle idee raccolte solitamente rischia di essere di bassa (bassissima) qualità (Jeff Howe) – si vedano anche su www.internetpr.it i commenti emersi a proposito del nuovo logo UPIM realizzato attraverso un contest online
  • Sfruttamento: sfruttare il principio dell’offerta diffusa di lavoro per “strappare” prezzi sempre più bassi
  • Favorire l’iper-precariato

E sempre a proposito di crowdsourcing, qualche giorno fa è uscito su Ventiquattro, il magazine de Il Sole 24 Ore, un interessante articolo di Chiara Somajni, dal titolo “Una moltitudine molto operosa“, e concentrato soprattutto sul caso CrowdFlower, una della più note community e piattaforme di crowdsourcing (a fianco di Mechanical Turks di Amazon, eLance, Zooppa, e molte altre.

Di crowdsourcing si inizia a parlare abbastanza in rete, ma ancora incontra ostacoli e diffidenza. E poi ha connotati veramente ampli e “incerti”: rientrano nel crowdsourcing fenomeni diversissimi come il già citato Mechanical Turk, ma anche Ideastorm (la community di Dell), Wikipedia, StumbleUpon

Mah… Staremo a vedere.

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